Il dolore
Soda, allarme turco sul mercato
Lo stabilimento a 650mila tonnellate. Ma la mezzaluna nel 2015 va a 1,8 milioni
ROSIGNANO. L’incubo si chiama Turchia. L’obiettivo, essere competitivi, riducendo la produzione e rendendola compatibile con l’impianto di Rosignano. Essere competitivi - secondo il piano della direzione Solvay - significa scendere a 650mila tonnellate l’anno (e arrivare a spendere tra 105-110 euro a tonnellata per la produzione, quando adesso ne spende 135 mentre la soda turca si aggira sui 100 euro). Il problema del gruppo, in questi ultimi anni, è stata la sovraproduzione di soda. Bruxelles ha scelto, sacrificando sull’altare della produzione la sodiera portoghese. Chiusa, kaput, al termine di una partita da brivido. In questo modo - ricordavano in via Piave - si sono tolte dal mercato 250mila tonnellate l’anno. Rosignano ha rischiato, è vero, di finire nel mirino del gruppo. L’ha scampata bella, ma è tuttora sotto stretta sorveglianza di Bruxelles. Che ne ha ordinato la cura dimagrante. L’occhio della multinazionale, tuttavia, è rivolto al mercato. Con grande preoccupazione. La crisi del vetro, il tracollo del settore automobiistico ha determinato, a catena, una crisi della domanda. E Rosignano , come altre sodiere, soprattutto dell’area mediterranea, ne hanno risentito.
I turchi, per di più, viaggiano spediti. La loro soda è concorrenziale, inoltre hanno progetti di aumentare la produzione. Lo ricorda l’ingegner Papavero: «Entro il 2015 vogliono portare la produzione da un milione a 1,8 milioni di tonnellate. Inoltre hanno l’obiettivo di aprire altre cave entro il 2019 quando dovrebbero arrivare a produrre 2 milioni di tonnellate». Soda naturale, concorrenza spietata.
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