Il Tirreno

Già avviati i 70 esuberi «Risparmiare 21 milioni»

Già avviati i 70 esuberi «Risparmiare 21 milioni»

Papavero e il nodo occupazione: «In 2 anni confermati 40 contratti» L’azienda riorganizza e punta a rendere il prodotto più competitivo

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ROSIGNANO. Per essere competitivo sul mercato lo stabilimento Solvay di Rosignano deve riorganizzare e, soprattutto, contenere i costi di produzione.

Obiettivo: risparmiare 21 milioni di euro entro 2016. Un risparmio che sarà attuato anche tramite una serie di “esuberi forzati”. Lo ha confermato ieri Davide Papavero, direttore generale dello stabilimento locale durante un incontro nella sede di Confindustria Livorno, a cui erano presenti anche Alberto Ricci, Umberto Paoletti e Luigi Giuliano, rispettivamente presidente, direttore e vicedirettore di Confindustria.

«La riorganizzazione - spiega papavero - prevede l’uscita di 70 dipendenti e non sarà gestita con licenziamenti, ma sfruttando il profilo anagrafico di ognuno». Vale a dire che Solvay prevede di accompagnare economicamente queste persone fino al momento in cui avranno diritto a percepire la pensione.

«Ciò implicherà - prosegue Papavero - un riposizionamento dei dipendenti che restano, anche attraverso un’intensa formazione. Tra l’altro rispetto al risparmio globale di 21 milioni di euro, la manovra relativa al personale rappresenta solo il 20%». E comunque, ci tiene a chiarire il dg di via Piave, «tra 2012 e 2013 abbiamo confermato 40 contratti a tempo determinato, trasformandoli a tempo indeterminato».

Sempre sul fronte del personale, Papavero ha fornito i nuneri esati: nel 2012 i dipendenti erano 628 (81 quadri, 296 impiegati e 251 operai) che adesso sono scesi a 613 (è stata già avviata la riorganizzazione). «Oltre a questi - dice Papavero - c’è un indotto di quasi 400 persone, tutte legate al territorio. Solvay riversa nella zona 90 milioni di euro all’anno, che salgono a 120 milioni se si considera anche Ineos e Gdf».

Un fiore all’occhiello di Solvay, come fa sapere Papavero, è il rispetto dei parametri di sicurezza. «È un must del gruppo e dello stabilimento locale. Non si fa businnes senza la sicurezza. E Solvay ha degli indici molto positivi se si pensa che quello attuale è 1 (due incidenti quest’anno) quando per le industrie chimiche è pari a 10 e per il manifatturiero in generale è 19».

Sul futuro dello stabilimento il direttore di via Piave non ha dubbi. «Il settore della soda - spiega viene considerato fondamentale da Solvay. Per contenere i costi dello stabilimento locale abbiamo creato gruppi di lavoro di 40 persone che hanno individuato 107 azioni di risparmio, lavorando per settimane a ogni singola voce».

Cinque i punti chiave dell’iter per rilanciare Solvay: la ripresa della competitività industriale, conferme sulle quantita e i costi del sale indispensabile ai processi produttivi, garanzia sull’approvvigionamento idrico, compatibilità degli scarichi di solidi nel mare e disponibilità di elettricità e vapore a basso costo. Ed è proprio questo dell’elettricità il punto che più preoccupa Papavero. «Questo è un problema per tutte le aziende - sottolinea anche Alberto Ricci -, perché i costi in Italia fanno sì che si crei un gap del 30% rispetto ai competitor».

Lo stesso gap che si crea, come ripetono lo stesso Ricci e Papavero, per il mancato recepimento delle leggi comunitarie relativamente agli scarichi a mare (vedi articolo sotto, ndr): «è un problema non solo per il settore della chimica, dice Ricci -, ma in questo modo si toglie competitività alle nostre aziende».

Quanto ai rapporti con le istituzioni, anche dopo aver ricevuto la visita del presidente Enrico Rossi in Solvay mercoledì scorso, Papavero vuole sottolineare come «in Regione credo che abbiamo trovato interlocutori che sembrano intenzionati a risolvere i problemi».

Soddisfazione per la volontà di chiarire i piani aziendali da parte di Solvay viene espressa da Paoletti: «l’’azienda ha un trend di particolare attenzione alla comunicazione esterna e all’informazione riguardo alle esigenze e alle prospettive aziendali».

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