Il Tirreno

Dune Mosse, dai controlli tutto risultò ok

Dune Mosse, dai controlli tutto risultò ok

La società: «Ora ce lo fanno demolire e obbediremo, però in quel punto il Comune prevede una struttura balneare»

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VADA. Non ci stanno a passare per cementificatori senza un briciolo di anima ambientalista, loro che a Vada vivono da decenni e che su quella spiaggia portano avanti da tempo un’attività di noleggio imbarcazioni e attrezzature da mare. Non ci stanno e ripetono, carte alla mano, che il manufatto Dune Mosse, quello che da mesi viene additato come ecomostro in riva al mare, non solo rientra all’interno del perimetro di cantiere indicato nel permesso a costruire rilasciato dagli uffici del comune di Rosignano, ma che durante le verifiche fatte a ridosso dell’apertura dei lavori nessuno ebbe a che ridire sul posizionamento del cantiere. «Appena recintammo l’area - spiegano Emidio e Valerio Dottori, amministratori della società Dune Mosse -, sulla base dei picchetti che delimitano la concessione (che sono precisi e georeferenziati), sono venuti tecnici dell’ufficio demanio che evidentemente non hanno riscontrato difformità nel posizionamento del cantiere, visto che non dissero nulla ma si limitarono semplicemente a raccomandarci di parcheggiare i mezzi utili per i lavori all’interno dell’area di cantiere». Evidente, secondo la società Dune Mosse, che nella primavera del 2010 i primi lavori relativi al manufatto sulla spiaggia libera a sud di Vada non destarono alcun clamore. Il putiferio si è scatenato dopo, generando una guerra legale tra Comune e società, arrivata alla fine lo scorso 24 ottobre quando il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso di Dune Mosse e di fatto ha dato il via libera all’ordinanza di demolizione della struttura che il Comune aveva emesso a dicembre di tre anni fa. Dal 24 ottobre però, nonostante il Comune abbia accolto positivamente la sentenza del Consiglio di Stato, la demolizione di Dune Mosse (che, lo ricordiamo, avrebbe dovuto ospitare un bar ristorante e attività di noleggio di ombrelloni e sdraio per la vicina spiaggia libera) è diventata un giallo visto che l’amministrazione non è riuscita a fornire un programma esatto dello smantellamento.

A chiarire l’intenzione di demolire tutto nel più breve tempo possibile è la stessa società Dune Mosse, che però spiega come l’abbattimento totale del manufatto sia una richiesta singolare dato che lo stesso Comune ha garantito che in quella zona - duecento metri quadrati di arenile in concessione da svariati anni alla società - è prevista l’edificazione di una struttura per i servizi balneari. «Subito dopo la sentenza del Consiglio di Stato - spiegano gli amministratori della società - abbiamo incontrato il sindaco per illustrargli le modalità con cui avremmo voluto applicare la sentenza. All'incontro abbiamo ricordato come ai giudici fosse stato richiesto, qualora le difformità edilizie fossero state confermate, di poter modificare la struttura esistente, riducendola per allontanarla dalla battigia». Emidio Dottori ricorda che «i giudici, a pag.13 della sentenza, avevano risposto: “La sua riduzione (della struttura) non può non essere subordinata alla preventiva approvazione dell'amministrazione che non può essere sostituita dalla valutazione del giudice della legittimità”. Ovvero il manufatto potrebbe essere stato ridotto ed allontanato dalla battigia solo previa approvazione da parte del Comune». Per questo la società si è rivolta al primo cittadino, «per chiedere se, modalità costruttive a parte, fosse ancora volontà dell'amministrazione sostenere lo sviluppo di quella zona di costa tramite l'edificazione di una struttura di servizi balneari come previsto dal regolamento urbanistico. Il sindaco ci ha garantito che è ferma volontà dell'amministrazione sostenere quanto pianificato al riguardo nel regolamento urbanistico».

Così a inizio dicembre Dune Mosse ha presentato una variante progettuale che prevedeva una sostanziale riduzione del manufatto. «Volevamo abbatterne - spiega Valerio Dottori - la metà, quella lato mare». Ma il Comune ha rigettato la richiesta, decretando l’improcedibilità della variante e scrivendo che «solo dopo la verifica dell’avvenuta demolizione potrà essere valutata una soluzione progettuale che dovrà ottenere - si legge nella comunicazione del Comune alla società - tutte le autorizzazioni, nulla osta e atti di assenso degli enti preposti alla tutela dei vincoli presenti nell’area di intervento». La società, che dal 2010 ad oggi ha già speso 200mila euro per l’iter amministrativo e costruttivo del manufatto, fa notare l’assurdità della richiesta. «Nonostante le rassicurazioni sulla volontà di sviluppo dell'area - dice Valerio Dottori - ci viene chiesto prima di demolire tutto. Senza commentare faremo, ovviamente, quanto richiesto. Ci siamo già messi in contatto con imprese specializzate in opere di demolizione alle quali al più presto verrà assegnato l'incarico. Immediatamente dopo, liberi da ecomostri e con redenti cementificatori, ci auguriamo che l'amministrazione comunale vorrà sostenere e salvaguardare un'azienda che vuole soltanto applicare quanto pianificato dalla politica, nulla chiedendo, investendo e rischiando in prima persona per provare a creare servizi, sviluppo e posti di lavoro».

Anna Cecchini

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