Il Tirreno

Dune mosse, il giallo della demolizione

di Alessandra Bernardeschi
Dune mosse, il giallo della demolizione

Il Comune si limita a dire che lo scheletro di cemento in riva al mare deve essere rimosso, ma non c’è chiarezza sui tempi

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VADA. Nonostante il Consiglio di Stato il 24 ottobre di fatto ne abbia decretato l’abbattimento, lo scheletro di cemento armato di quello che doveva diventare uno stabilimento balneare attrezzato sulla costa di Vada, è ancora al suo posto.

E se per l’amministrazione comunale, pur riconoscendo la delicatezza del caso, l’ordinanza va eseguita, al momento nessuno sa dire quando e come questa demolizione dovrà avvenire.

Di fatto, ad oggi, trascorso un mese mezzo dalla sentenza che ha rigettato il ricorso presentato lo scorso anno dalla società proprietaria della struttura (Dune mosse srl) contro l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune nel dicembre del 2010 che intimava la demolizione dell’opera, nessuno sa dire quando le ruspe arriveranno sulla battigia a sud di Vada per abbattere i pilastri di cemento che dovevano sorreggere il ristorante in riva al mare.

L’assessore all’urbanistica Margherita Pia ripete che “il Comune è in attesa che la sentenza venga eseguita altrimenti proseguirà secondo le normative di legge». Di fatto la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi contro l’ordinanza del Comune, rende esecutivo il documento stesso che, nel 2010, fissava in 90 giorni il tempo a disposizione della società per la demolizione dell’opera. «L’ordinanza va eseguita – dice l’assessore Pia – così come, di fatto, prevede la sentenza del Consiglio di Stato».

La storia di Dune Mosse inizia da lontano; il 24 giugno 2010 il Comune rilascia alla Dune mosse srl il permesso a costruire per realizzare sul mare a Vada tra il Punto Azzurro e il vecchio pontile Lamberti, uno stabilimento balneare con bar, ristorante e servizi destati alla ricettività balneare.

Iniziano i lavori ma quello scheletro di cemento armato sulla battigia genera la protesta di cittadini, gruppi ambientalisti e di alcune forze politiche che additano il complesso come un ecomostro e chiedono l’intervento dell’amministrazione.

Una patata bollente per il comune, visto che il progetto era previsto dal regolamento urbanistico e che era stato rilasciato il permesso a costruire. Partono i sopralluoghi dei vigili urbani, della Capitaneria di porto, della Guardia di Finanza, fino all’intervento della Procura che decide di vedere chiaro sull’intera vicenda.

Dopo aver effettuato le misurazioni e le verifiche sull’arenile di Vada il Comune nell’ottobre del 2010 ordina la sospensione dei lavori perché la struttura risulta troppo vicina alla linea di battigia. È del dicembre dello stesso anno l’ordinanza di demolizione emessa dall’amministrazione, basata sul fatto che la struttura è difforme rispetto al permesso a costruire.

Dune Mosse e i progettisti del manufatto fanno ricorso al Tar che prima congela l’ordinanza di demolizione e poi, a gennaio 2012 dà ragione a Palazzo civico, confermando che quel cantiere è da demolire. Infine il ricorso al Consiglio di Stato, che a gennaio 2012 stoppa la demolizione e si riserva di valutare il caso. Poi la sentenza giunta il 24 ottobre scorso, che mette la parola fine all’intera vicenda decretando la congruità della richiesta di demolizione avanzata dal Comune. Da capire ora quando lo scheletro sarà demolito e se i proprietari di Dune Mosse abbiano la volontà di andare avanti magari proponendo al Comune un progetto diverso e con strutture di facile rimozione, per realizzare una nuova struttura balneare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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