Il Tirreno

FRA 10 ANNI CI CURERANNO TUTTI A CASA

di GIAN UGO BERTI

di GIAN UGO BERTI Aumenta continuamente la domanda di salute dei cittadini, cala al contrario la disponibilità di risorse da parte dello Stato. La forbice quindi, progressivamente ma inesorabilmente,...

2 MINUTI DI LETTURA





di GIAN UGO BERTI

Aumenta continuamente la domanda di salute dei cittadini, cala al contrario la disponibilità di risorse da parte dello Stato. La forbice quindi, progressivamente ma inesorabilmente, si stringe. Soltanto dieci anni fa (un termine di confronto sufficiente ed oggettivo per valutare l'andamento di una situazione medico e sociale così ampia), faceva notizia la chiusura di un reparto per le feste natalizie e consentire lo smaltimento delle ferie accumulate. Oggi, si parla già di un ulteriore, massiccio taglio dei posti letto.

Ci si chiede, allora, cosa sarà l'assistenza sanitaria in futuro. Nessuna meraviglia davanti ai malati in corridoio. Faceva notizia se le liste d'attesa superavano i 30 giorni, con le Regioni che sollecitavano le Asl a trovare soluzioni. Ora, si va sui giornali con un tempo d'attesa non inferiore ai 6-7 mesi.

Nel dettaglio, l'accorpamento dei reparti( vuoi le medicine generali, vuoi le chirurgie) per consentire le ferie del personale suscitavano preoccupazione, sgomento fin'anche scandalo. Ora è una scelta frequente. Solo se si chiudono le sale operatorie durante le feste natalizie, "anche" pe risparmiare risorse, si ha diritto alla prima pagina. Forse non ce ne rendiamo conto, ma il calo continuo dei posti -letto aprirà scenari assistenziali davvero impensabili e drammatici. È il segno dei tempi, non resta che adeguarci.

Ma non basta. Per evitare lo sforamento del bilancio farmaceutico si decide di mettere sempre più a pagamento certi prodotti, così come talune vaccinazioni vengono definite "raccomandate" e non "obbligatorie": in sostanza, chi le volesse, se le dovrebbe pagare. È il segno dei tempi. Sul piano di cronaca sociale è un po' come meravigliarsi di alcune decine di migliaia di migranti che giungono sui barconi. Si tratta soltanto dell'inizio, perché aumenteranno di anno in anno. Di fatto, è ormai inarrestabile una migrazione epocale. Nessuno sarà in grado di fermarla.

Guardiamo allora al futuro: come sarà la tutela della nostra salute se non ci sono soldi? Il cittadino riuscirà a curarsi sempre meno, perché non ne ha i mezzi. Dunque il rischio è che ci si ammalerà di più. Quando 35 anni fa fu varata la riforma sanitaria, la relatrice della legge 833, Maria Eletta Martini commentò con legittima soddisfazione: «Oggi lo Stato è in grado di comprare il cappotto ad ogni cittadino, chi volesse la pelliccia se la deve comprare».

Col termine "cappotto", i nostri nonni ricordano come all'epoca della 1a Guerra mondiale, i giovani si arruolavano anche perché veniva loro garantito l'uso del cappotto, da poterselo tenere poi anche dopo la guerra.

Riflessione: che ci si stia avvicinando a questa condizione anche per la tutela della salute? Francamente non vediamo, almeno a breve, una soluzione alternativa. Quindi l'interrogativo è spontaneo: dove dovremmo arruolarci?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa