Il Tirreno

Bye bye posti letto: da 774 a 614 «Così sparisce un ospedale»

di Andrea Rocchi
Bye bye posti letto: da 774 a 614 «Così sparisce un ospedale»

La denuncia del Fials che rilancia l’allarme fughe: «90 milioni di euro spesi fuori provincia» Riassetto cardiologia: «Ok ma serve il personale, di notte usano quello della sala operatoria»

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CECINA. Il 31 dicembre 2012 negli ospedali della provincia di Livorno c'erano 918 posti letto. Oggi sono diventati 774, con un tasso di ospedalizzazione di 2,19 ogni mille abitanti (tra i più bassi in Toscana). In base al piano sanitario regionale dovranno diventare 614. Ora, se è vero che il prossimo ospedale di Livorno avrà 440 posti letto, significa in sostanza che scompare un ospedale dal momento che ne restano 174 tra Cecina, Piombino e Portoferraio. «Questi sono i numeri - afferma Massimo Ferrucci, segretario provinciale del Fials - perché mi domando: o è sbagliata la previsione del progetto del nuovo ospedale, o sono sbagliate le previsioni di area vasta. O altrimenti la conclusione è questa».

L'equazione numerica fa da corollario alla denuncia che il sindacato autonomo fa circa le ricadute, per la sanità locale, dell'applicazione della delibera regionale 1235. «Quella stessa delibera - spiega Daniela Boem - sulla quale Cgil, Cisl e Uil pur ravvisando alcune criticità, hanno dato parere positivo». «Noi diciamo invece - continua Boem - che gli effetti della 1235 sono penalizzanti per la nostra sanità», e porta ad esempio - tra i tanti - l'ultima riorganizzazione dei centri trasfusionali. «La telerefertazione non funziona. Ne abbiamo avuto prova recentemente». Ma è solo uno dei problemi, dice il Fials. Che ieri ha discusso di questi effetti col personale dell'ospedale di Cecina, riunito in assemblea.

Fughe per 90 milioni di euro. «Noi crediamo veramente nel concetto di ospedale in rete, inteso come rete di servizi», spiega Ferrucci. «Invece dobbiamo assistere impotenti al fenomeno delle cosiddette fughe. Ogni anni ci sono 90 milioni di euro che vanno fuori dalla provincia per prestazioni che non sono di alta specialistica». Già detto dei posti letto, su cui il Fials spara a zero, Ferrucci tocca anche l'argomento 118 ("Livorno perderà la centrale unica"), e la Neurochirurgia, fino ad oggi uno dei reparti di punta dell'ospedale livornese e che "ha già detto Rossi che si farà a Pisa".

Sindacato escluso dal miniPal e dalle scelte cecinesi. Ferrucci, sulla situazione di Cecina, premette che il sindacato non è mai stato informato, non ha mai partecipato a tavoli od incontri in cui si sono definiti i servizi fondamentali per l'ospedale di Cecina. Di fronte a quello che definisce un processo di "balcanizzazione della sanità locale", lancia un monito: «Come si concilia questo miniPal con il Piano sanitario regionale che dice che un ospedale di zona deve avere più di 100 posti letto, servire un bacino tra 70 e 150 mila utenti, avere un'oncologia, l'endoscopia di digestiva, un punto nascite, una pediatria, una cardiologia H24, una riabilitazione ex codice 56, 20mila accessi al pronto soccorso…?»

Cardiologia, conti fatti senza l'oste. Il Fials è polemico anche sulla riorganizzazione della Cardiologia. Ferrucci fa una premessa. "Noi siamo favorevoli al ripristino della cardiologia cosi come era prima, lo sappiano i cecinesi. Diciamo però al dottor Giustarini che il modello per intensità di cure ha fallito e che dovrebbe rivedere completamente questo modello, non solo per la cardiologia". Nella fattispecie il Fials denuncia il fatto che si riapre un reparto senza fare i conti col personale, che non c'è.

Infermieri presi dalla sala operatoria. E' Daniela Boem che entra nel dettaglio della situazione Cardiologia e del ripristino degli 8 letti monitorati. "L'intensità di cure ed i letti in medicina - dice - erano serviti per liberare personale da destinare all'osservazione breve in pronto soccorso. Per riaprire la Cardiologia si deve recuperare questo personale. E se di giorno, per il monitoraggio dei letti non ci sono problemi, è la notte che manca il personale. E cosa ha fatto l'azienda? Ha deciso di ricorrere al personale di reperibilità per la sala operatoria. Con un doppio problema. La reperibilità è finalizzata all'emergenza, e qui si apre un problema sindacale. Inoltre il personale, su chiamata, è sempre soggetto a prestare servizio in sala operatoria.» Sdoppiandosi - conclude il Fials - con problemi di sicurezza per i pazienti.

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