Il Tirreno

Sarplast, rischio cassa integrazione per 100 persone

Sarplast, rischio cassa integrazione per 100 persone

L’azienda aveva messo in ferie forzate i dipendenti e aveva annunciato la ripresa delle attività, ma adesso spunta lo spauracchio cassa integrazione

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SANTA LUCE. Rischio cassa integrazione per i circa cento lavoratori della Sarplast, la storica azienda con una sede a Santa Luce che produce tubi industriali. Al momento, come confermano le Rsu e le rappresentanze sindacali non ci sarebbe nessun documento formale che dia il via all’ammortizzatore sociale. Ma quella parola, “cassa integrazione”, da settimane circola nei corridoi dell’azienda che progetta tubazioni in vetroresina.

C’è di più: ci sono i numerosi viaggi della dirigenza a Firenze negli uffici dell’assessorato al lavoro. «Abbiamo avuto confronti anche recenti con Sarplast – conferma l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini – purtroppo l’azienda risente di problemi dovuti ad un’esposizione finanziaria importante, c’è anche un piano di risanamento che viene portato avanti con le banche. In realtà, sembra che la crisi non sia dovuta alla sola mancanza di commesse quanto all’instabilità di alcuni paesi (la Libia su tutti, ndr) che avevano impegni con l’azienda».

In realtà, le Rsu parlano anche di calo di produzione nell’ultimo periodo dovuto alla scarsità di richieste. «La dirigenza sta valutando se chiudere alcuni impianti – dice Alessandro Conforti delle Rsu – e avanzare la richiesta di ammortizzatori sociali. Al momento è tutto in divenire, noi aspettiamo che ci venga comunicato qualcosa sulle sorti dei lavoratori. Non sappiano neanche se si possa trattare di cassa integrazione ordinaria o cassa integrazione speciale».

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