Sicurezza
Rischio cassa integrazione per i 100 lavoratori Sarplast
Le Rsu: «Calo di ordinazioni, la dirigenza valuta se chiudere alcuni impianti» L’assessore Simoncini: «L’azienda ha una forte esposizione finanziaria»
SANTA LUCE. Ad ottobre erano arrivate le ferie “forzate”, ora lo spettro che si potrebbe materializzare porta il nome di cassa integrazione. Uno spauracchio che alcuni dei circa cento lavoratori di Sarplast conoscono bene (fu avviata per un periodo lo scorso anno).
Al momento, come confermano le Rsu e le rappresentanze sindacali non ci sarebbe nessun documento formale che dia il via all’ammortizzatore sociale. Ma quella parola, “cassa integrazione”, da settimane circola nei corridoi dell’azienda che progetta tubazioni in vetroresina.
C’è di più: ci sono i numerosi viaggi della dirigenza a Firenze negli uffici dell’assessorato al lavoro. «Abbiamo avuto confronti anche recenti con Sarplast – conferma l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini – purtroppo l’azienda risente di problemi dovuti ad un’esposizione finanziaria importante, c’è anche un piano di risanamento che viene portato avanti con le banche. In realtà, sembra che la crisi non sia dovuta alla sola mancanza di commesse quanto all’instabilità di alcuni paesi (la Libia su tutti, ndr) che avevano impegni con l’azienda».
In realtà, le Rsu parlano anche di calo di produzione nell’ultimo periodo dovuto alla scarsità di richieste. «La dirigenza sta valutando se chiudere alcuni impianti – dice Alessandro Conforti delle Rsu – e avanzare la richiesta di ammortizzatori sociali. Al momento è tutto in divenire, noi aspettiamo che ci venga comunicato qualcosa sulle sorti dei lavoratori. Non sappiano neanche se si possa trattare di cassa integrazione ordinaria o cassa integrazione speciale». La prima (Cigo) viene richiesta in caso di difficoltà transitorie per l’azienda a prescindere dal numero dei lavoratori per un massimo di 13 settimane.
La seconda (Cigs) viene richiesta al ministero del Lavoro, vale per le realtà sopra i 15 dipendenti ed è concessa per un massimo di 12 mesi. In ogni caso le Rsu hanno avviato un piano per smaltire tutte le ferie residue, «nell’eventualità si partisse a breve la cassa integrazione ci vogliamo far trovare pronti», dice Conforti.
Che l’azienda non stia vivendo il suo momento migliore lo sa bene anche l’amministrazione comunale, «stiamo vigilando sulla situazione di quella che è la fabbrica più importante non solo del nostro comune ma anche di tutto il territorio – dice il sindaco di Santa Luce, Andrea Marini – però, più di controllare non possiamo visto che certe scelte vengono prese dall’azienda in forma autonoma».
Meno di due mesi fa il direttore di Sarplast, Raffaele Colangelo, aveva garantito la prosecuzione dell’attività, annunciando «un buon livello di portafoglio ordini, con commesse già stipulate, ed in trattativa per il futuro, tali da garantire l'attività produttiva attuale».
Ad ottobre però era arrivata la scelta di fermare la produzione ed avviare le ferie “forzate” per una settimana. Una decisione che, almeno stando alle notizie di allora, era stata presa per ottimizzare l'approvvigionamento delle materie prime necessarie per la ripartenza del ciclo continuo. Un ciclo che adesso, sulla base delle ultime novità, purtroppo potrebbe non essere destinato a riprendere con tanta facilità.
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