Sicurezza
Da un corso di arte-terapia all’esplosione di un talento
Paolo Guerriero (affetto dalla sindrome di Down) tra pittura, scultura e musica «Amo i colori forti, senza sfumature. Ma il sogno è suonare con Springsteen»
CASTAGNETO. L’arte della pittura e della scultura, una passione che mista al talento può varcare ogni confine. Anche quello imposto da madre natura. Come è capitato a Paolo Guerriero, affetto dalla sindrome di Down, che alla soglia dei trent’anni è riuscito a far parlare di sé attraverso le sue opere. Milanese di origine ma da sempre legato al territorio maremmano, con i suoi genitori possiede una casa in campagna a Castagneto, dove torna per Natale e d’estate. Suona il tamburello nella Filarmonica comunale. Sì perché la musica è l’altra sua grande attrazione, tanto che non si è mai perso un concerto di Bruce Springsteen: «Mi piacerebbe che al ritorno in Italia lui mi invitasse, durante il concerto, a suonare la batteria!».
Diverse mostre lo hanno visto protagonista in tutta Italia, anche a Bolgheri, un paio di anni fa, un successo di pubblico e critica. Timothy Verdon, conservatore del museo del duomo di Firenze, lo definì «un contemplativo dell’amore che trasmette la gioia della vita. Vi è piena identificazione tra la persona e l’arte di Paolo».
Di Paolo si apprezza subito la simpatia e allo stesso tempo si intravede la fragilità, la “fragile bellezza”, la stessa che dà il titolo alla mostra presente in questo periodo alla galleria Apeiron di Sovico, in Brianza. I suoi disegni, i quadri e le sculture evidenziano stupore, sorpresa e gioia di fronte al mondo: alla natura, agli animali, ai grandi eventi della vita. Il tratto è appena accennato, quasi a lasciare libero spazio alla fantasia. I colori sono forti, puri.
Paolo, quando è iniziato il suo percorso artistico?
«Con un corso di arte-terapia. Poi l’insegnante parlò a mio papà e gli disse che ero capace e potevo proseguire».
«In realtà – aggiunge il padre, Elio - non pensai a una scuola d’arte, ma mi rivolsi a un amico pittore il quale fu subito d’accordo col terapeuta. Paolo aveva talento artistico. Il pittore lo seguì per un paio d’anni, poi incontrammo un giovane artista, Dario Brivio, coetaneo di Paolo. Tra i due nacque una forte amicizia e un’intesa artistica straordinaria. Questo cinque anni fa. Da allora i due sono diventati inseparabili. Dario svolge nei confronti di Paolo una funzione maieutica: con i suoi suggerimenti, le sue esortazioni e i suoi scherzi gli tira fuori il meglio di sé. Detto questo, Paolo è completamente autonomo nella sua arte, ha una semplicità ed essenzialità di tratto inconfondibili».
Le sue opere hanno ottenuto successo di critica e di mercato. Come ha vissuto queste emozioni?
«All’inizio ero teso, poi ho cominciato a essere contento. La mostra che per me resta indimenticabile è proprio quella di Bolgheri. Vennero tanti amici e soprattutto i membri della Filarmonica nella quale, quando sono a Castagneto, suono il tamburello. Furono il maestro Sauro Scalzini e il mio amico Cristiano Foresi a farmi questo dono, del tutto inatteso. Ricordo che mi ci volle del tempo per riprendermi dall’emozione».
Come decide i soggetti delle sue pitture e sculture?
«In questo mi è di grande aiuto la mamma. Con lei scelgo i libri da leggere oppure guardo dvd. Per esempio alla mostra di Bolgheri presentai una serie di opere che illustravano il Libro della giungla di Kipling. I miei soggetti preferiti erano il bambino Mowgli, l’orso Balù, la tigre e le scimmie».
Che posto hanno i colori nelle sue opere?
«Preferisco i colori della natura, decisi, senza sfumature: il rosso, il giallo, il verde. L’ex ministro Andrea Riccardi mi scrisse che ogni tanto voleva una sfumatura nei colori delle mie opere, ma io non sono d’accordo. Mi piacciono i colori essenziali».
Quali soggetti predilige?
«Dipende. Ho scolpito e dipinto varie volte il cavallo, un animale che conosco bene perché da anni vado in cascina a cavalcare. Poi mi piacciono gli animali fantastici e i soggetti della natura».
Oltre alla pittura c’è la musica.
«Sì, sono un appassionato di Bruce Springsteen, il Boss. Ogni volta che viene in Italia vado sempre a vedere i suoi concerti con i miei fratelli. Lo stadio di San Siro lo conosco molto bene. Vorrei tanto, un giorno, poter suonare con lui…».
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