Il Tirreno

Cita il Comune in giudizio «12 milioni per quei terreni»

di Andrea Rocchi
Cita il Comune in giudizio «12 milioni per quei terreni»

Due vecchie donazioni degli anni ’70 ritenute inefficaci dalla Cassazione Un erede chiede il risarcimento. Su un’area realizzata la biblioteca di via Corsini

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CECINA. Come un fulmine a ciel sereno il 15 novembre, all'indirizzo del Comune di Cecina, è stato recapitato un atto di citazione a giudizio in cui si chiedono a palazzo civico 12 milioni di euro come indennizzo per l'occupazione illegittima di terreni di proprietà. Promotore dell'atto Paolo Burgassi, unico erede di Margherita Falorni e che, avvalendosi di una sentenza della Corte di Cassazione del 2011 che dichiara inefficaci due donazioni al Comune risalenti agli anni '70 e fatte anche dalla sua famiglia, chiede all'ente un risarcimento.

Una nuova grana per il Comune di Cecina, reduce da anni di battaglie a carte bollate per alcuni espropri (da quello di via Landi a quello del cimitero) che l'hanno visto in parte soccombere. E che adesso deve affrontare una partita che chiama direttamente in causa i terreni dove è stata costruita la biblioteca comunale, in via Corsini, ed alcuni appezzamenti e strade al Palazzaccio e che rientrarono nella disponibilità dell'ente per effetto di donazioni sulle quali, successivamente, si è aperta una contesa giudiziaria.

Così nel prossimo consiglio comunale, in fretta e furia, la giunta si è trovata costretta a deliberare una variazione di bilancio di circa un milione da destinare per eventuale indennizzo degli eredi Falorni. «Un milione - spiega il sindaco Benedetti - è la stima effettuata dagli uffici». Evidentemente assai più bassa della pretesa dei proprietari (o comproprietari) dell'area. «La cifra stanziata - aggiunge Benedetti - viene dall'avanzo di amministrazione». Il risultato è che, mentre nelle casse municipali stazionano milioni che potrebbero essere impiegati per investimenti in opere pubbliche ma inutilizzabili per i vincoli del Patto di Stabilità, se ne destina una parte per procedure amministrative vecchie come il cucco e finite male. E su questa partita la responsabilità non è da imputare all'attuale amministrazione che anzi l'ha eredita con i suoi effetti nefasti per la tesoreria municipale.

La vicenda, dicevamo, risale agli anni '70. C'è una prima donazione del 18 aprile del 1972 con cui si regalano al Comune 9460 mq tra terreni e strade (c'è anche quello di via Corsini, dove oggi sorge la biblioteca). Ce n’è una seconda del 10 settembre 1975 da 6430 mq essenzialmente di strade, zona Palazzaccio. A donare (atti perfezionati davanti al notaio Matacena) è Emilia Niccolai che muore nel 1978. Il 12 febbraio 1983 gli eredi confermano la volontà della defunta di donare, volontà recepita nella delibera consiliare 154 del 30 marzo 1983. Tuttavia l'accettazione da parte del consiglio di allora non fu accompagnata dall'autorizzazione al Prefetto necessaria per darne efficacia. Così il 3 febbraio 1992 le eredi Niccolai manifestarono con una lettera la volontà di revocare l'atto di donazione, formalizzata davanti al Tribunale di Livorno solo il 31 ottobre 1992. In questo lasso di tempo il Comune di Cecina provvide a richiedere al Prefetto il decreto di autorizzazione che arrivò tuttavia solo il 30 maggio 1994 e solo per quella del 1972. Il 2 agosto 1994 l'accettazione fu formalizzata davanti al notaio Alterio. Il 21 maggio 1999, poi, le parti sottoscrissero una transazione in cui le parti attrici rinunciavano agli atti pendenti davanti al Tribunale di Livorno, mentre il Comune cedeva i terreni agli eredi Niccolai a prezzi pattuiti. Ma mentre due eredi, Ilia Falorni e Loredana Papi, dettero parziale attuazione dell'accordo, Margherita Falorni insistette per l'accoglimento della domanda.

Finché con la sentenza 763 del 2002 il Tribunale di Livorno accolse le tesi di Margherita Falorni dichiarando prive di effetto le donazioni del 1972 e del 1975. Il Comune di Cecina il 7 ottobre 2002 impugnò la sentenza eccependo l'omissione, da parte del giudice di primo grado, di qualsiasi pronuncia sulla responsabilità precontrattuale e sugli obblighi della transazione del 1999. La Corte d'Appello di Firenze, nel 2005, ha però respinto il ricorso del Comune tanto che palazzo civico nel 2006 propose ricorso in Cassazione alla quale esclusivamente Margherita Falorni si oppose con un controricorso. Il 26 luglio 2011 Ilia Falorni e Loredana Papi si tirano fuori dalla vicenda rinunciando per 2/3 a beni e terreni.Per conto il Comune rinuncia alla disponibilità dei beni per 2/3 nella parte libera da destinazione pubblico. L'epilogo arriva però con la sentenza 23551 del 2011 con cui la Cassazione rigetta il ricorso del Comune confermando l'inefficacia delle donazioni del 1972 e 75. Fino all'atto di citazione con cui l'erede di Margherita Falorni, unica rimasta nella contesa legale, chiede all'ente pubblico l'indennizzo per aver illegittimamente occupato i terreni per quasi 40 anni. Un grattacapo per il Comune che,accontanata una cifra per il risarcimento, non esclude di poter ricorrere all’acquisizione in base all’art 42 del dpr 327/2001, ossia l’acquisizione per pubblica utilità.

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