Gioco
«I nostri figli disabili senza assistenza» Sos delle mamme
L’allarme lanciato dall’associazione Haccompagnami: «Attesa infinita per avere l’aiuto di psicologo e logopedista»
ROSIGNANO. «Liste di attesa di mesi e al massimo viene concessa una seduta di un’ora a settimana. Eppure è innegabile che i nostri figli abbiano bisogno di assistenza». Le mamme di Haccompagnami, associazione locale che si occupa di minori disabili, sono stanche di vedere calpestati i diritti dei loro bambini. E lanciano un allarme, chiedendo maggiore assistenza per questi ragazzi che se fossero seguiti in modo adeguato potrebbero fare progressi o comunque avere una qualità di vita migliore.
Queste mamme raccontano che l’assistenza messa in campo dall’Asl non è assolutamente sufficiente per garantire adeguati servizi ai ragazzi disabili. «Le attese sono infinite - spiega Barbara Rossi, presidente di Haccompagnami - manca l’assistenza neuropsichiatrica e riabilitativa». Poi spiegano come funziona l’iter per essere ammessi al sevizio dell’Asl. «Per ottenere - dice Erika Burali, anche lei di Haccompagnami - una visita neuropsichiatrica non ci sono attese particolari. Il problema viene dopo, quando il neuropsichiatra dice che il bambino ha necessità di una terapia con il logopedista. Ecco, per ottenere queste sedute spesso bisogna attendere sei mesi, durante i quali il bambino peggiora». Non solo perché «una volta ottenuto l’accesso al servizio - dice Melisenda Vivaldi, un’altra rappresentante dell’associazione - si ottengono sedute dallo psichiatra o dal logopedista con il contagocce. Magari emerge che il bambino avrebbe necessità di duo o tre incontri settimanali, ed è già tanto invece se riescono a garantire un’ora a settimana».
Insomma, secondo le mamme di Haccompagnami, bisogna rivedere l’intera organizzazione del sistema di assistenza ai minori disabili. «Precisiamo - spiegano - che non è colpa dei singoli professionisti dell’Asl, che anzi sono dei grandi operatori e mostrano molta cura, ma invece dell’organizzazione del servizio, che va rivisto e incrementato. Perché non è giusto far aspettare mesi un bambino disabile, davanti a questa situazione un genitore si sente impotente». Le rappresentanti di Haccompagnami spiegano che nei distretti della Val di Cecina manca completamente la figura che dovrebbe seguire il recupero psicomotorio. Per non parlare delle sedute con il logopedista: «l’Asl ha inviato tanti di noi a Collesalvetti, ma per un’ora a settimana. È chiaro che al bambino non basta e oltretutto per le famiglie è un problema perché si costringono a fare troppi chilometri». Per non parlare dell’assistenza domiciliare diretta o indiretta (vale a dire con l’anticipo del pagamento da parte delle famiglie), che implica la presenza di un educatore a casa che possa aiutare il bambino disabile. «Questo settore - termina Rossi - è fermo dal 2007, praticamente impossibile accedervi».
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