Sicurezza
Teatro Solvay, 400 firme per far rivivere la sala
Petizione organizzata da Opificio che ieri le ha consegnate al primo cittadino «Una fondazione pubblico-privato per aprire la struttura a tutte le associazioni»
ROSIGNANO. “Il teatro Solvay: quale futuro?”. Si è discusso di questo alla tavola rotonda organizzata dall'Opificio ieri pomeriggio a villa Celestina. L'associazione culturale senza fini di lucro, da mesi ha realizzato una raccolta di firme per valorizzare un patrimonio che dovrebbe appartenere all'intera comunità. Sono state circa 400 le persone che grazie ad una campagna di sensibilizzazione hanno sostenuto la causa: ridare un futuro e un'identità al teatro.
Al dibattito (al termine del quale le firme sono state consegnate all'amministrazione) l'azienda chimica proprietaria dell'immobile non ha partecipato mentre erano presenti il sindaco Franchi, Giacomo Luppichini e Marco Leone in rappresentanza del Comitato a suo tempo costituito, e rappresentanti di associazioni culturali e politiche del territorio. Il futuro del teatro è incerto ormai da anni, da quando nel 2009 fu messo in vendita e da allora, nonostante l'amministrazione abbia più volte richiesto la gestione in comodato gratuito, un accordo reale non c'è mai stato. Una vicenda rimasta da allora sospesa e che i rappresentanti dell'Opificio vorrebbero sbloccare.
«Proponiamo - dice Daiana Sammuri - una fondazione mista pubblico e privato, la tipologia più ottimale sia per gli investimenti che per la gestione, nella quale l'onere patrimoniale della manutenzione straordinaria sia a carico dell'amministrazione mentre la gestione ordinaria a carico dei privati. Il tipo di utilizzo, da quello di più immediato consumo fino ad un più raffinato linguaggio espressivo, dovrebbe essere quello paritario in cui tutte le associazioni dovranno aver uguale diritto ad usufruirne». Alla domanda posta al sindaco sul perché sia chiuso, il primo cittadino ha affermato che «al momento è utilizzato per varie iniziative come quelle scolastiche. Quello che realmente manca – ha detto – è una programmazione teatrale che da anni Armunia svolge solo al Pasquini».
Alla luce quindi dei 300mila euro che il Comune ha stimato per ristrutturare il telone, ha poi precisato che «non ci sono problemi relativi all'agibilità ma solo alla manutenzione straordinaria a causa dell'usura provocata dal tempo». Il sindaco sarebbe favorevole alla proposta avanzata dall'Opificio. Un progetto che, laddove venga sviluppata una riflessione sul senso da dare ad un teatro di 600 posti, che andrebbe sicuramente ristrutturato, riconsegnerebbe un'identità a Rosignano, offrendole opportunità di crescita culturale, sociale e formativa. «Rendendo possibile il passaggio dalla proprietà Solvay a quella pubblica - sostiene l'Opificio – si consentirebbe anche lo spostamento di attività teatrali specifiche dal Pasquini, liberandolo dall'antiestetico ed obsoleto tendone».
Elisa Pastore
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
