Il Tirreno

«Poca trasparenza all’interno dei vigili» Appello al sindaco

Caso Ameruso: il comitato chiede un intervento di Benedetti dopo il valzer di deposizioni davanti al giudice di pace

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CECINA. Vogliono l’intervento del sindaco per quella «mancanza di trasparenza» che ci sarebbe stata all’interno del comando di Polizia municipale.

Lo chiedono gli aderenti al comitato “Solidarietà per Paolo” in una lettera che sta circolando sul web e sui social network. Molti degli iscritti al gruppo, il 14 novembre scorso erano in via Landi, negli uffici del Giudice di Pace ed hanno assistito alla sfilata dei teste per il processo Ameruso.

Un dibattimento che andrà a stabilire le responsabilità e la dinamica di quel sinistro che risale a quasi due anni fa e che ha ridotto in coma un ragazzo che aveva 17 anni all’epoca dei fatti. E che ancora oggi è sottoposto ad una dura riabilitazione a Firenze.

«Considerando le deposizione rese davanti al giudice dai testi appartenenti al corpo di Polizia Municipale – scrivono – non si può rimanere che esterrefatti. Maura Onorati, vigilessa e moglie dell’allora vice comandante della Polizia municipale Graziano Costagli, sollecitata dal collega Gestri (incaricato di effettuare i rilievi del sinistro) a rilasciare una semplice deposizione, non solo non la rilasciò ma pretese cosa scrissero le altre parti».

Nella lettera si parla anche del fatto che poi quella deposizione arrivò, ma non fu “presa” da chi si occupò da subito dei rilievi ma da un altro agente e «nell’arco di tempo tra l’arrivo del fax da parte dei carabinieri (la Procura di Livorno aveva richiesto il fascicolo per continuare le indagini, ndr) e il ritiro di tale documentazione».

Gli iscritti al comitato parlano anche di «ostracismo». «Che dire della scelta di inviare a compiere ulteriori rilievi sul luogo dell’incidente non il vigile Gestri con la collega Benvenuti come da prassi visto che erano già intervenuti la sera prima – si legge in un’altra parte della lettera – ma ad altri soggetti che per turno sarebbero già stati destinati ad altro servizio e che non erano presenti il giorno dell’incidente?»

«Quello che è certo – continuano gli aderenti al comitato – è che in questa brutta storia qualcuno non dice le cose me stanno: o chi ha testimoniato il 14 novembre è da considerare un calunniatore oppure sono riscontrabili reati come omissioni d’atti d’ufficio, abusi d’ufficio, minacce e quant’altro non risulti nell’ottica di un’indagine al di sopra di sospetti». E poi: «gli aderenti al comitato pretendono che si sappia come siano andati i fatti, in primo luogo per stabilire le eventuali responsabilità in capo ai soggetti coinvolti».

Ed è su questo punto che tirano in ballo il Comune e il primo cittadino, Stefano Benedetti. «Chiediamo al sindaco quali posizioni prendano i dirigenti dell’amministrazione – concludono nella lettera aperta – perché non è forse riscontrabile una situazione per la quale verrebbe meno la fiducia necessaria per continuare un rapporto di lavoro con i soggetti responsabili di questi ipotetici reati? Chiediamo al sindaco di far conoscere il suo pensiero alla cittadinanza, considerando che il suo ufficio tutela ciò che accede ai cittadini». In sostanza si vuole che anche il primo cittadino faccia chiarezza su una vicenda che presenta ancora molti punti oscuri e che sembra coinvolgere direttamente alcuni rappresentanti del corpo di polizia municipale, anche a livelli di dirigenti.

Rino Bucci

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