Il Tirreno

La crisi del mattone decreta il flop degli affitti concordati

di Rino Bucci
La crisi del mattone decreta il flop degli affitti concordati

Solo poche famiglie hanno beneficiato delle agevolazioni Mancano gli alloggi dello Iacopini e dello zuccherificio

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Lo scorso anno l’ufficio per il sociale era stato preso d’assalto da chi aveva i requisiti per accedere all’elenco per gli affitti a canone concordato. Ora, quelle stesse persone si chiedono cosa ne sia stato di quella lista. Sparita? Perché non sono state contattate quelle persone? La delibera che dava il via alla costituzione dell’elenco era stata approvata (in realtà era un’integrazione di un’altra delibera del 2009) lo scorso anno e dava attuazione ad una norma contenuta nel Regolamento Urbanistico che risale al 2006. Questa norma imponeva che ogni ottocento metri quadrati di superficie edificata il costruttore ne mettesse il dieci per cento a disposizione del Comune per gli affitti a canone concordato. In pratica, un appartamento ogni dieci. Bene, alla fine dei conti solo una manciata di giovani famiglie ha beneficiato dell’iniziativa ("una o due", secondo l’assessore al sociale Lia Burgallassi). La colpa va alla crisi economica. «Le difficoltà che hanno colpito il settore edile – dice l’assessore all’urbanistica Giamila Carli – hanno fatto da imbuto all’accesso agli affitti agevolati». Secondo le stime, un nucleo familiare invece di 600-700 euro di affitto, con il canone concordato, avrebbe dovuto versare circa la metà della pigione (sui 300-400 euro). La volontà di palazzo civico era di venire incontro alla “zona grigia”, a quel ceto medio che non è in condizioni di povertà ma che, magari con un singolo stipendio, non riesce a far fronte al prezzo corrente degli affitti. Agevolazione che sarebbe andata avanti per un massimo di dieci anni. A dirla tutta, il nuovo regolamento urbanistico taglia ulteriormente questo lasso di tempo portandolo ad otto anni (un contratto più un rinnovo). «Era inutile prevedere dieci anni quando i contratti d’affitto ne durano quattro», spiega l’assessore. A conti fatti solo per le vecchie lottizzazioni (Città giardino e palazzo Fiorito, per esempio) il Comune ha ricevuto la notifica che la quota prevista sia andata al canone concordato. Infatti, visto che si tratta di un elenco e non di una graduatoria, il costruttore pesca a piacere all’interno della lista il nominativo con cui stipulare un contratto. «Si tratta di una scrittura di tipo privato – continua Carli – in cui l’amministrazione non può entrare direttamente».

Per altre lottizzazioni cittadine non sono ancora state assegnate le case con affitto agevolato. Non è ancora accaduto allo Zuccherificio come alle Iacopini. Questa norma, che non ha avuto troppa fortuna, è stata reinserita nel nuovo regolamento. «C’è però una circostanza in cui non esiste l’obbligo di cessione – dice Carli – ed è quando la lottizzazione prevede la cessione di un’area all’amministrazione. In questa circostanza non c’è l’obbligo dell’affitto concordato». È il caso, per esempio, del comparto C12 al Palazzaccio dove è stata trasferita un’area che il Comune ha destinato agli alloggi per l’Edilizia residenziale pubblica (Erp).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa