Sicurezza
Sola per ore in sala d’aspetto Togliere dei punti?Una trafila
E’ costretto a lasciare la paziente che assiste come volontario in sala d’aspetto per tre ore. Questo perché non le possono togliere i punti e lui, l’accompagnatore, deve prenotare una nuova visita
E’ costretto a lasciare la paziente che assiste come volontario in sala d’aspetto per tre ore. Questo perché non le possono togliere i punti e lui, l’accompagnatore, deve prenotare una nuova visita per l’anziana donna. A raccontare l’episofio è Riccardo Frosini, volontario dell'Auser di Rosignano che quasi ogni giorno dedica il proprio tempo libero ad aiutare chi ha bisogno di essere aiutato, perché è indigente, perché è malato, perché è solo.
«Di recente - racconta Frosini - mi è capitato di accompagnare una signora molto anziana, che vive sola con una figlia disabile, presso la sala gessi dell'ospedale Cecina. Alla signora dovevano essere tolti dei punti di sutura di un recente intervento. L'appuntamento era alle 10, ma i punti non sono stati tolti perché era ancora presto, quindi sono stato invitato a recarmi al Cup per prenotare una nuova visita per la settimana successiva. Ho lasciato la signora in sala d'aspetto e sono andato allo sportello perché il nostro compito è accompagnare ed assistere». L’uomo continua: « Siccome c'era una fila allucinante sono tornato in sala gessi ed ho fatto presente che stavo assistendo una persona con evidenti difficoltà e se potevano loro fare la prenotazione. Un medico a cui mi sono rivolto mi ha detto, con evidente sufficienza, che dovevo fare la fila al Cup. Ho fatto la fila ed in tutto questo tempo, quasi 3 ore, la signora molto preoccupata tra l'altro per la figlia disabile che era a casa sola e che doveva pranzare, è rimasta in sala d'aspetto. Durante l'attesa ho espresso il mio disappunto ad una impiegata del Cup che mi ha dato ragione, mi ha confermato che in sala gessi avrebbero potuto fare loro la prenotazione e mi ha invitato a sporgere reclamo con l'apposito modulo, cosa che ho fatto».
E ancora: « Credo che questo atteggiamento sia mortificante per chi è in condizioni di particolare debolezza fisica e psicologica ed anche per chi facendo volontariato cerca di attenuare questa debolezza. Non chiediamo lasciapassare o privilegi, che pure non sarebbe male in una certa misura prevedere, ma un po' di umanità che ogni operatore di sanità dovrebbe possedere. In queste situazioni noi volontari ci troviamo di frequente e devo dire che spesso capita di trovare comprensione e collaborazione e altrettanto spesso si fa i conti con l'arroganza e l'ignoranza. Noi comprendiamo che il clima all'ospedale di Cecina non è dei migliori, che dipendenti lavorano in stato di disagio ed hanno molti problemi, ma non se la possono rifare con i più deboli».
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