Il Tirreno

Affitti cari, i negozi si spostano in periferia

Commercio: la crisi incrementa il fenomeno del cambio dei fondi In centro prezzi altissimi, a Vallescaia c’è stato un calo anche del 50%

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CECINA. I fondi commerciali chiusi, anche nelle zone più centrali della città, sono sempre più sotto l’occhio di tutti, con la crisi che morde i negozi, tutte quelle attività che per anni sono state il centro (anche economico) di Cecina. Le cause di questo stop improvviso alle tante attività posso essere ricondotte, ascoltando i vari operatori di categoria, a due fattori importanti: la crisi generale, con la contrazione dei consumi e le persone che spendono sempre meno e sempre più “oculatamente”, e i costi per le attività che sono aumentati vertiginosamente, partendo dalle tasse e arrivando ai prezzi degli affitti dei locali commerciali. «Se la gente non spende non guadagno, se non guadagno non posso pagare», dicono i negozianti.

I prezzi degli affitti. I prezzi degli affitti sembrano in qualche caso calare, ma non si assiste più al “turnover” di attività che poteva esserci prima. «Il problema di fondo – spiega Luciano Fiori di Affari Immobiliare – è la crisi: il prezzo c’è se c’è offerta di fondi, ma quello che manca è l’offerta di attività, prima quando un fondo si liberava c’era la fila. Comunque i prezzi scendono: alla Vallescaia per esempio dal 2002 i prezzi sono calati anche del 50%». «Cecina è strana – dice invece Simone Sabatini di Cecinacasa – esistono alcuni fondi istituzione, quelli della zona centrale, i cui prezzi non caleranno mai. Nelle zone vicine al centro invece c’è stato un cambiamento, un ribasso». C’è chi però si vede costretto a cambiare fondo proprio per l’elevato affitto costretto a pagare, anche se in molti casi i proprietari, soprattutto con clienti più “anziani”, tendono ad abbassare i prezzi proprio per mantenere l’attività all’interno dei locali. «Io mi sposterò tre sportelli più a nord – spiega Massimiliano Agostini, proprietario della tabaccheria di fronte a piazza Cairoli a Marina – perché l’affitto era diventato insostenibile. E per pochi metri spenderò un terzo di quello che spendevo prima». «Spesso gli affitti – fa eco Roberto Bartoli, proprietario di Terranova e presidente del Ccn – non sono adeguati a quello che esprime il commercio, purtroppo ora molte persone si spostano verso Livorno e Pisa mentre Cecina non ha avuto un rinnovo commerciale. Certi proprietari di fondi hanno capito la necessità di abbassare i prezzi, ma non tutti. Forse fossero rientrati nei ranghi tutti questi fondi vuoti non ci sarebbero».

Parola alle associazioni. Le varie confederazioni, che continuano a lavorare pur nella difficoltà cercando una via per la ripresa, sono categoriche sulla situazione che si è venuta a creare. « La situazione è drammatica – dice Paolo Biasci, segretario della Confcommercio – ma se continuiamo tra tutti a seminare disperazione non si fa del bene all’economia, dobbiamo cercare di andare avanti. Sicuramente sono cambiati gli usi e i costumi, ma il dato di fondo è che Cecina, uno dei centri commerciali naturali più importanti della zona per la sua posizione, vede degli operatori che da sempre sono abituati a comportarsi da imprenditori».

«Gli aspetti fondamentali sono alcuni – afferma invece Attilio Camposano, presidente della Confcommercio – in primis la crisi generale, unito al fatto che il credito è sempre più esiguo e le banche non fanno il servizio che dovrebbero fare. Tutto questo unito alle leggi e le incertezze sui pagamenti non fa altro che peggiorare la situazione. Le banche hanno stretto il credito e i cittadini non hanno soldi. C’è qualcuno che intraprende attività per 3-4 mesi, ma poi è costretto a chiudere, ma il fatto inoltre è che nonostante tutto i prezzi dei fondi non calano, per questo ci sarebbe bisogno di un segnale forte». Segnale che le associazioni cercano comunque di dare: per la Confesercenti l’appuntamento degli stati generali del commercio e del turismo è servito a fare il punto della situazione soprattutto sulle modalità per l’utilizzo dei finanziamenti europei e sulla normativa sul commercio, mentre Confcommercio continua nel suo sportello, il centro fidi, in cui l’associazione si rende garante di primo livello per le banche.

Daniele Meucci

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