Il dolore
Di Lascio: «Non ritiro l’interrogazione»
Il consigliere messo sotto torchio da capogruppo e segretari che chiedono un passo indietro.Lui: «Il sindaco mi risponda»
CECINA. «Non ritiro l'interrogazione, aspetto che il sindaco mi fornisca una risposta, poi deciderò se mi convince o meno». Samuele Di Lascio non demorde. Nell'incontro col gruppo Pd, con i segretari di circolo e col segretario comunale Roventini, il consigliere che si occupa di politiche giovanili tiene duro e mantiene l'obiettivo di avere una risposta "non tecnica, ma politica" dal suo sindaco. Nella riunione di giovedì sera Di Lascio aveva di fronte il gruppo guidato da Gentili, il vicesindaco Antonio Garigali e i segretari politici. «Dieci ad uno» sottolineava il consigliere, che in tutta probabilità si sentiva un po'sul banco degli accusati. Ma Roventini nega che ci sia stata l'intenzione di un qualche processo. «Mio problema era quello di avviare una discussione serena su una questione di cui ero venuto a conoscenza solo sulla stampa locale. Avevo chiesto a Samuele di confrontarsi con noi nella segreteria comunale, ma lui aveva rifiutato. Poi il mio rammarico per la sua assenza al congresso e al non voto per le elezioni locali». Però su questo punto Di Lascio non offre spazio alla critica perché afferma: «Si sbaglia chi pensa che voglia lasciare il Pd. Vado a votare domani e voterò con convinzione per Matteo Renzi. Sono un militante del partito democratico».
«Ho ascoltato Samuele – continua così Roventini – e sono rimasto perplesso non sul merito di cui non si è parlato, ma sul metodo. Anche se è legittimo che un consigliere ponga un problema con un'interrogazione, risulta comunque che così si apre una questione politica in cui sembra venir meno il rapporto di fiducia con l'amministrazione». Questione che anche Antonio Garigali ha posto a Di Lascio con una richiesta molto netta: «L'esecutivo chiede che si ritiri l'interrogazione, senza per questo minacciare che in caso contrario si provvederà al ritiro dell'incarico fiduciario del sindaco». Ma su questa richiesta il “niet” del consigliere è molto esplicito. «Chiedo una riposta dal sindaco. Nel merito. Niente di più».
Ma così Roventini è convinto che si crea difficoltà al gruppo e alla maggioranza. E anche Garigali vi allude quando sostiene che la riposta del sindaco non potrà che essere sulla falsariga di «ciò che gli organi amministrativi hanno già fornito con dovizia di particolari». E in questo caso sembra dire il vicesindaco le ripetizioni non giovano. «Penso che le modalità con cui Di Lascio ha posto le sue osservazioni siano sbagliate», conferma Garigali. Una situazione di stallo. Il consigliere non ritira la sua interrogazione, mentre il sindaco fornirà una risposta puramente tecnica rivendicando la linearità dell'operato della commissione giudicante. Poi si vedrà allora se l'incarico fiduciario verrà confermato al consigliere. Con una evidente incongruenza, comunque. Perché l'incarico è senza una delega specifica e diventa arduo pertanto togliere ciò che formalmente non c'è (la delega). Per cui in tal caso il provvedimento avrebbe il significato tutto politico di spingere il consigliere fuori del gruppo e quindi della maggioranza: una sorta di punizione. Una manovra pertanto con rischi evidenti che Garigali sconsiglia e cerca di evitare quando dice: «non si prende affatto la decisione del ritiro dell'incarico fiduciario». Di Lascio sostiene di “essere molto sereno” e anche se non ha condiviso che alla riunione fossero chiamati anche i segretari del partito («Che c'entrano? - si domanda - il tema da me proposto attende risposte dagli amministratori non dai segretari di circolo») il suo impegno nel Pd non pare venir meno..
Carlo Rotelli
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