Il Tirreno

La sede del Comune? Vincolata dal demanio non si può restaurare

di Gianni Parrini

Palazzo civico riconosciuto come bene d’interesse storico Benedetti: «Ma così non possiamo acquisirlo e sistemarlo»

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CECINA. La sede comunale di piazza Carducci diventa bene di interesse storico-artistico. Sembrerebbe una buona notizia, ma c’è un risvolto negativo: il Comune non potrà riacquisire l’edificio e i lavori di ristrutturazione, quanto mai necessari, non potranno essere fatti.

La novità. Torna il federalismo demaniale e stavolta pare avere intenzioni serie. Dopo la falsa partenza del 2011, affossata dalla caduta del governo Berlusconi, la norma che consente agli enti locali di acquisire i beni dello Stato a titolo gratuito è stata rivitalizzata dal "decreto del fare" dell'esecutivo Letta: procedure semplificate, un meccanismo diretto di interlocuzione tra enti territoriali ed Agenzia del demanio e tempi rapidi per il passaggio di proprietà (le domande vanno presentate entro il 30 novembre) Questo, almeno sulla carta, perché nella pratica pare esserci più di un problema, come dimostra il caso di Cecina.

Il paradosso della sede. Nella lista pubblicata sul sito dell’Agenzia del demanio, tra gli immobili “cecinesi” trasferibili c’è la palazzina due piani di piazza Carducci, nella quale hanno sede gli uffici del Comune (valore, 773mila euro). Già due anni fa, il sindaco Stefano Benedetti aveva annunciato l’intenzione di entrare in possesso dell’immobile. Poi il governo cadde e non se ne fece più niente. Con la riproposizione del federalismo demaniale sembra arrivato il momento buono. E invece niente. Un paio di mesi, infatti, l’edificio è stato inserito dall’Agenzia del demanio di Livorno tra i beni di valore storico-artistico, pertanto sarebbe divenuto “intrasferibile”, così come prevede la normativa. «Abbiamo chiesto chiarimenti al Demanio – spiega il sindaco Stefano Benedetti – Ci hanno risposto che non c’è possibilità di entrare in possesso del bene. Peccato, avendone la proprietà sarebbe stato più semplice realizzare gli interventi di cui il palazzo ha oggettivamente bisogno (soprattutto sulla volta, ndr). D’altro canto, però, è un riconoscimento per Cecina, che sul proprio territorio non ha un numero elevato di beni storico-artistici». In pratica, l’edificio viene riconosciuto come luogo d’interesse e paradossalmente questo titolo diventa un ostacolo alla sua ristrutturazione: qualsiasi intervento, infatti, deve prima avere l’ok della Soprintendenza e soprattutto le risorse dovrebbero arrivare direttamente da Roma. Cosa assai difficile.

I beni trasferibili. Ma l’elenco del Demanio, contiene anche altre imprecisioni: vi compaiono, infatti, abitazioni e garage situati in via Puccini (dal civico 12 al 22, valore: 483mila euro) e alcuni alloggi Erp (165mila euro), che però risulterebbero già trasferiti al Comune nel 2012. «Ma – spiegano dall’ufficio patrimonio – il Demanio sta facendo ulteriori accertamenti per cercare chiarire la situazione». Altro pasticcio all’italiana: i beni sarebbero già stati trasferiti ma né il Comune né il Demanio lo sanno con certezza. Infine, l’ultima perla: tra i beni papabili, compare anche una torretta d'avvistamento di Marina di Cecina. Ma curiosamente nessuno sa di cosa si tratti: «I dati catastali forniti – spiegano dal patrimonio – non sono rinvenibili nelle mappe. Pertanto Demanio del Ministero della Difesa di Roma stanno facendo ulteriori verifiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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