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L’Europa blocca la fusione tra Solvay e Ineos sul Pvc

L’Europa blocca la fusione tra Solvay e Ineos sul Pvc

La Commissione vuole approfondire gli effetti della joint-venture sul mercato A Rosignano era stato annunciato il passaggio di 100 dipendenti da gennaio

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Bloccata la joint-venture tra Solvay e Ineos per la produzione del Pvc. La Commissione Europea ha infatti deciso di avviare un’indagine approfondita sul progetto di fusione che le due multinazionali hanno annunciato all’inizio del maggio scorso.

Una decisione dettata dal fatto che la Commissione vuole capire se la joint-venture tra i due grandi gruppi possa danneggiare in qualche modo la regolare competitività nel mercato mondiale del Pvc.

La fusione, secondo l’annuncio fatto a maggio da Solvay dovrebbe portare alla nascita di un nuovo soggetto, che inizialmente avrebbe una compartecipazione al 50% delle due multinazionali per poi passare interamente sotto Ineos. I vertici locali di Solvay a primavera avevano annunciato che l’operazione sarebbe partita già a gennaio 2014 e che avrebbe coinvolto tutti gli stabilimenti Solvay presenti in Europa (non solo tutte le produzioni di Pvc già attive, ma anche tutti gli impianti che fanno elettrolisi e cloroderivati, come quello rosignanese che produce clorometani).

Sempre a maggio da via Piave arrivò la garanzia che la fusione non avrebbe implicato alcuna produzione di Pvc a Rosignano, semplicemente alcuni impianti locali di Solvay sarebbero “transitati” sotto Ineos e avrebbero compartecipato, con le loro attività chimiche specifiche, alla produzione del cloruro di polivinile che sarebbe stato prodotto in altre unità in Europa.

L’operazione europea per la produzione di Pvc era stata annunciata come un’occasione di grosso guadagno per Solvay, che dalla “vendita” dei suoi impianti a Ineos avrebbe ricevuto un anticipo iniziale di 250 milioni di euro. Poi, nell’arco di sei anni - questo sempre in base all’accordo della scorsa primavera - Ineos avrebbe rilevato le quote Solvay (il 50% della joint-venture) che in cambio avrebbe ricevuto un’uscita che potrebbe aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di euro. Un guadagno che permetterebbe a Solvay di tirare il fiato sulle altre attività della multinazionale belga, tra le quali quelle legate alla soda (compreso lo stabilimento di Rosignano).

La fusione, ovviamente, avrebbe portato a un passaggio di dipendenti sotto il nuovo soggetto. Per quanto riguarda lo stabilimento di via Piave, dopo alcuni conteggi, a maggio scorso era emerso che i dipendenti da “trasferire” sarebbero un centinaio. Un trasferimento esclusivamente contrattuale, dato che i lavoratori della fabbrica rosignanese dovrebbero continuare ad operare negli stessi impianti in cui lavorano oggi.

Il gioco sembrava fatto e la joint-venture era stata annunciata a partire dai primi mesi del prossimo anno. La Commissione Europea però nei giorni scorsi ha deciso di “congelare” l’avvio dell’operazione, chiedendo di vederci chiaro, come si legge anche in un comunicato stringatissimo sul sito della multinazionale. Stando alle notizie sembra che la Commissione Europea abbia bloccato temporaneamente il progetto, con la volontà di effettuare analisi più approfondite sugli effetti che il nuovo soggetto nato dalla fusione Ineos-Solvay potrebbe avere sul mercato del cloruro di polivinile. È chiaro che una nuova multinazionale del Pvc con le caratteristiche che avrebbe quella annunciata da Ineos e Solvay - ed è proprio questo il dubbio avanzato dalla Commissione Europea - rischierebbe di non lasciare margini di competitività agli atri soggetti che commercializzano Pvc. Sembra che la Commissione abbia preso tempo fino alla fine di marzo del prossimo anno per valutare gli effetti della fusione.

A livello locale, i vertici di via Piave che nei mesi scorsi stavano studiando le operazioni di trasferimento dei dipendenti sotto Ineos, adesso dovranno temporeggiare nell’attesa di capire se la joint-venture europea prenderà effettivamente forma.

Anna Cecchini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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