Il Tirreno

«Senza soluzioni 75 lavoratori a casa da gennaio»

«Senza soluzioni 75 lavoratori a casa da gennaio»

La fornace Donati ha già chiuso la sede di Campo I sindacati: «Aprire la nuova cava è indispensabile»

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ROSIGNANO. Uno stabilimento chiuso nei giorni scorsi e 35 lavoratori che da gennaio saranno senza stipendio. Questa la situazione della fornace Donati, che produce laterizi e ha due sedi, una sui colli di Castelnuovo della Misericordia e l’altra a Capo, nel Pisano. Da mesi l’azienda chiede di poter aprire una nuova cava per estrarre argilla di qualità (miocenica) su un poggio in mezzo alle campagne di Castelnuovo, in località Gozzone. E se la Provincia di Livorno, competente in materia di concessioni estrattive, un mese fa ha inserito nell’ipotesi del nuovo piano cave provinciale anche il sito chiesto dalla Donati, durante l’estate sui colli rosignanesi un centinaio tra imprenditori agricoli e turistici si sono riuniti in comitato per protestare contro le ricadute ambientali che sarebbero legate all’avvio della nuova cava.

Ieri mattina in comune a Rosignano, davanti alle commissioni ambiente, territorio e agricoltura, i lavoratori della Donati hanno espresso tutto il loro disagio. Con loro c’erano i sindacati Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Feneal-Uil, (rappresentate da Stefano Neri, Nicola Triolo e Fabio Verdiani), oltre che Fabrizio Musto di Cgil confederale. E poi c’era Antonio Donati, uno dei titolari della fornace.

«L’azienda - ha spiegato Triolo, portavoce dei sindacati - nei giorni scorsi ha chiuso lo stabilimento di Campo e se non si troveranno soluzioni velocemente lo stesso destino attende anche quello di Castelnuovo».

La Donati ha 75 dipendenti e, vista la crisi dell’edilizia, negli ultimi anni è dovuta ricorrere a ripetute richieste di cassa integrazione. «Ad oggi i 22 lavoratori di Campo - prosegue Triolo - sono in cassa integrazione, come del resto circa la metà di quelli attivi a Castelnuovo». Una situazione occupazionale drammatica, che non sembra destinata a migliorare. «Con dicembre - dice ancora il sindacalista - si esauriranno gli ammortizzatori sociali e sappiamo già che l’azienda metterà in mobilità 35 persone. Significa che saranno licenziate e che altrettante famiglie che gravitano nelle campagne tra Pisa e Rosignano dovranno rinunciare a uno stipendio».

Da qui il motivo per cui la Donati preme sulle istituzioni perché venga dato il via libera definitivo all’apertura delle nuova cava estrattiva. «Nella sede di Castelnuovo - spiega Triolo - sono stati fatti investimenti da 4,5 milioni di euro in macchinari per produrre mattoni ecologici che permettano un basso rilascio energetico, quelli che sono richiesti dal mercato, e ultimamente la fabbrica si è dotata anche d pannelli fotovoltaici. Solo aprendo la nuova cava si potrà garantire un futuro all’azienda e ai lavoratori». Ecco perché i sindacati hanno chiesto a Comune e Provincia un’accelerazione del pronunciarsi definitivamente sul nuovo sito estrattivo.

Un appello a decidere in fretta è venuto anche da Antonio Donati, che ha spiegato di credere nel futuro dell’azienda e di volersi impegnare in ogni modo per proseguire l’attività, sottolineando quanto sia stato difficile decidere di interrompere l’attività della sede pisana.

Quanto alla battaglia del comitato anti cava, Triolo a nome dei lavoratori Donati ha ribadito la necessità di evitare «uno scontro tra chi è a favore e chi no, bisogna trovare un’armonizzazione tra le rivendicazioni dei due gruppi. Si può realizzare la cava senza ricadute ambientali impattanti».

Anna Cecchini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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