Il Tirreno

«Da mesi senza paga e liquidazione» Operai dal giudice

Gianni Parrini

Sette dipendenti di una ditta di prefabbricati vanno alla Cgil Devono riscuotere oltre 100mila euro, si passa alle vie legali

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. L’azienda non paga né gli stipendi né il tfr, per un totale di oltre 100mila euro. Così gli operai si rivolgono al tribunale. Brutta storia nel mondo del lavoro della Bassa Val di Cecina, una delle tante che purtroppo si registrano in questo periodo di crisi. A raccontare i fatti è Antonella di Giambattista, responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil di Livorno: «La vicenda è piuttosto complessa e riguarda i lavoratori della Di Fina, una società che costruisce prefabbricati – spiega la sindacalista – Nell’estate del 2011 alcuni dipendenti assunti nell’omonima ditta individuale, con sede a Bibbona, hanno perso il posto. Ma il datore di lavoro non ha pagato loro né il tfr né le mensilità arretrate, per una somma che supera gli 80mila euro». I dipendenti dell’azienda, tutti residenti nella zona, non si sono rivolti subito al sindacato ma hanno preso tempo. «Anche perché – spiega di Giambattista – qualche mese dopo, il datore di lavoro li ha assunti in una nuova società, stavolta intestata alle figlie, promettendo loro che le somme dovute sarebbero state corrisposte entro l’agosto 2014. Il problema – prosegue la di Giambattista – è che a partire dalla fine del 2012 anche la nuova ditta si è trovata in difficoltà e ha smesso di pagare gli stipendi ai dipendenti, sostituendoli con dei semplici acconti. I lavoratori, esasperati da questa situazione, a settembre sono venuti da noi e hanno presentato al datore di lavoro il licenziamento per giusta causa. Abbiamo già fatto vertenza, e ora abbiamo passato al legale i documenti per presentare l’ingiunzione di pagamento per ciò che riguarda i loro rapporti con la prima società».

I sette lavoratori, tutti uomini, sono a casa e vivono con la disoccupazione in attesa che la vicenda si sblocchi. «Abbiamo chiesto loro di raccogliere i documenti, poi presenteremo al giudice la richiesta di ingiunzione di pagamento anche per il nuovo datore di lavoro, che in realtà è lo stesso di prima – spiega Sonia Cecchetti della Cgil – A quel punto la ditta avrà 40 giorni di tempo per saldare i conti altrimenti faremo domanda per l’istanza di fallimento».

Tra i dipendenti della ditta (pare che oltre ai sette della Val di Cecina vi sia un caso anche a Follonica) per il momento c’è poca voglia di parlare: «Stiamo discutendo per capire se è il caso di mettere in piazza le nostre storie – spiega uno di loro – Vedremo, di sicuro non è situazione facile visto che da 6-7 mesi riceviamo solo degli acconti e in più dobbiamo riscuotere i soldi del tfr del primo contratto».

I lavoratori, tutti uomini compresi tra i 30 e 50 anni, molti dei quali lavoravano con la Di Fina da diversi anni, sono arrivati a questa conclusione dopo averci pensato per mesi. Spinti soprattutto dalle difficoltà di mantenere le famiglie. «Anche perché al momento della nuova assunzione il datore di lavoro si era impegnato a restituire loro i soldi della liquidazione – spiega la di Giambattista – Quando poi hanno visto che anche gli stipendi non venivano pagati hanno deciso di fare il licenziamento per giusta causa. Questa procedura può esser messa in atto ogniqualvolta la ditta non corrisponde lo stipendio per almeno due mensilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa