La manifestazione
Di Lascio: «Emarginato per le mie idee»
Coda polemica al bando degli spettacoli estivi. Il consigliere critica due funzionarie: «Chiedo trasparenza e democrazia»
CECINA. È consapevole del polverone che si trascineranno dietro quelle due pagine consegnate martedì all’ufficio protocollo. Nonostante questo, Samuele Di Lascio (Pd) ha deciso di presentare un’interpellanza che va contro il suo stesso gruppo e solleva dubbi sulla regolarità di procedure seguite da dirigenti comunali. «Lo faccio perché organizzo le “Notti della legalità” – dice - e non posso far finta di niente. Anche se mi costerà qualcosa». Probabilmente il prezzo sarà l’uscita dalla maggioranza. Anche perché Di Lascio non si è risparmiato nel compilare il documento.
Le politiche giovanili. Samuele Di Lascio è stato eletto nelle file del Pd con 107 preferenze. È stato il primo scelto nella triade dei giovani Pd in consiglio. Aveva superato l’attuale segretario della Guido Rossa, Nicola Imbroglia (73 preferenze) e Sabrina Giannini (75). Forse anche per questo piccolo primato, il sindaco Stefano Benedetti gli aveva affidato la gestione delle politiche giovanili (pur non concedendo la delega). E, dal 2009, Di Lascio ha iniziato ad attivarsi per eventi dedicati ai ragazzi.
Il bando velenoso. L’attività amministrativa del consigliere è andata avanti fino a quest’estate quando è scoppiato il caso della Cinquantina. Tutta colpa dell’assegnazione del bando triennale (da 154mila euro) per la stagione musicale. Su cinque offerte la spunta quella della Music Pool di Ati-Arci. Poi, viene fuori che il presidente di questo gruppo (e quello dell’associazione The Cage) aveva condanne passate in giudicato e scoppia la polemica. Invece di scorrere la graduatoria la commissione giudicante (composta dalle dirigenti Mariangela Arnavas e Alessandra Cheli e dalla funzionaria Beatrice Gori) invita gli interessati ad integrare la documentazione. Si conferma il verdetto. L’opposizione, con il consigliere Villani, attacca e nella bagarre Di Lascio produce un intervento critico contro il finale a tarallucci e vino.
Esclusione. La parte dirigenziale del Comune non la prende bene e il consigliere dei giovani viene emarginato. «Arnavas e Gori l’hanno detto chiaramente: con me non volevano più avere a che fare e lo hanno fatto presente al sindaco. In pochi giorni ho perso l’organizzazione di tutti gli eventi. Io sono stato eletto, volevo fare solo il mio lavoro così ho scritto al mio gruppo consiliare per informarlo che le politiche giovanili erano bloccate. È inconcepibile che un dirigente ponga un veto su di un consigliere eletto. Di tutta risposta mi è stato detto dalla maggioranza che non avevo ragione, che ero troppo autoritario con i dipendenti comunali». La questione viene risolta in modo formale: le deleghe erano comunque in mano ad un assessore (Garigali) e i funzionari non avrebbero dovuto rapportarsi con Di Lascio. «Poco dopo mi arriva anche la richiesta di dimissioni da parte di Imbroglia», rivela il consigliere. Corrispondenze. «Visto che loro sono stati formali con me anche io ho voluto esserlo con loro». Il 19 agosto Di Lascio presenta una richiesta di accesso agli atti per visionare la documentazione sul bando. Il materiale arriva il 16 settembre. Passano quattro giorni e il consigliere chiede un incontro urgente a sindaco e vicesindaco «per avere lumi sulle procedure seguite». «Il sindaco mi ha consigliato di far protocollare una richiesta scritta», dice. E la lettera viene consegnata il 30 settembre. La risposta? Curiosamente è arrivata martedì sera il giorno stesso in cui Di Lascio aveva depositato un’interpellanza di fuoco contro la sua maggioranza.
L’interpellanza. Ma cosa c’è scritto nel dossier presentato al protocollo? E’ la lista delle anomalie riscontrate durante l’iter del bando. «Non risulta rispettato l’articolo 3 del capitolato – spiega Di Lascio – infatti manca “il possesso di adeguati requisiti professionali degli addetti all’atto di presentazione della domanda” il che comporterebbe la decadenza di aggiudicazione». E poi: «Non è stato rispettato l’articolo 8 dove i concerti avrebbero dovuto essere a capienza massima 350. Invece, risultano organizzati quattro eventi con capienza massima di 300 posti. Forse non avevano le sedie». «Non risulta rispettato nemmeno il budget imposto per i gruppi giovanili. Su 50mila euro sono stati spesi solo mille euro per le band giovani. Quando il capitolato imponeva stanziamenti non inferiori al 20 per cento del finanziamento».
Ci sono diverse altre presunte irregolarità. Quella che risalta agli occhi «riguarda le comunicazioni intercorse tra l’ufficio della funzionaria Gori e la vincitrice del bando, la Music Pool. Sono tutte lettere non protocollate in cui la società, rispetto all’offerta originale, all’ultimo momento cambiano gli artisti». Emblematico il caso del gruppo canoro dei monaci buddisti, che non sarebbero stati più disponibili per “problemi con il visto”, quando poi sul loro sito internet risultavano in concerto qualche giorno dopo a villa Pertusati di Rosignano.
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