Attenzione
Falsi cachemire, 6mila sequestri
Controlli a tappeto della Guardia di finanza nei negozi di Cecina. Abiti donati in beneficenza
CECINA. Maglioni in lana e cachemire, abiti di seta o di pregiato tessuto del tipo pashmina. Tutti capi di abbigliamento che, con tanto di etichetta, venivano venduti come merce di pregio. E che invece, una volta sottoposti ad analisi, sono risultati composti da materiali diversi: poliestere e viscosa. Niente di grave, dato che si tratta di fibre non nocive, che però non possono essere immesse sul commercio come se fossero di pregio. La Guardia di finanza di Cecina ha sequestrato migliaia di abiti, che erano stati messi in vendita in numerosi negozi di abbigliamento del paese e dell’intero territorio provinciale.
L’operazione “Mercato sicuro”, avviata dalle Fiamme gialle di Cecina guidate dal tenente Pierdario Fasciano, è partita prima dell’estate. Per molti mesi i finanzieri hanno passato al setaccio vari negozi di abbigliamento cecinesi e poi di Livorno e Piombino, «nell’ambito della ricostruzione di una filiera di commercio clandestino che parte da fuori Italia per arrivare in Toscana», fa sapere il comando provinciale.
L’intervento delle Fiamme gialle è scattato a seguito di alcuni controlli di numerosi commercianti di vestiario cecinesi, per verificare che non proponessero ai loro clienti merce non conforme alla normativa sulla sicurezza. «Questi abiti - fa sapere Fasciano - , in gran parte maglioni, camicette e vestiti da donna, riportavano sulle etichette false indicazioni circa la composizione tessile». Nelle targhette si specificava che gli abiti erano realizzati in cachemire, lana, seta, lino o pashmina. I finanzieri sono stati insospettiti principalmente dal fatto che questi presunti capi di abbigliamento di qualità, abitualmente venduti a cifre piuttosto consistenti, nei negozi controllati erano messi in commercio a prezzi molto bassi.
Da qui la decisione di verificare la composizione di camicie e vestiti. «Dalle analisi svolte dal laboratorio chimico del’agenzia delle Dogane di Roma - fa sapere il comando provinciale - è emersa la vera composizione tessile dei capi». Che erano di materiali acrilici, come poliestere e viscosa. Le Fiamme gialle hanno allargato il giro dei controlli non solo ai negozi di abbigliamento di Cecina, ma anche a quelli di Livorno e Piombino. E da queste verifiche è emerso che gli “abiti tarocchi” venivano commercializzati in tutta la provincia, in negozi di cinesi ma anche da rivendite con titolari della zona.
La Guardia di finanza, grazie al controllo dei documenti e dopo vari pedinamenti è risalita al fornitore dei vestiti, che da Firenze li distribuiva in tutta l’Italia centrale. Dopo aver sequestrato i capi in vendita nei negozi di Cecina, Piombino e Livorno, le Fiamme gialle sono intervenute direttamente dal fornitore, sequestrando seimila capi di abbigliamento taroccati che erano destinati alla commercializzazione. «I reati contestati - dice Fasciano - sono quello di frode in commercio e concorrenza sleale».
Mentre proseguono le indagini per risalire ai produttori dei capi, le Fiamme gialle hanno chiesto al Tribunale di poter donare in beneficenza le migliaia di abiti sequestrati. «Solitamente la merce deve essere distrutta - termina Fasciano - ma, anche in considerazione del periodo di crisi che stiamo vivendo, abbiamo chiesto di poterli donare». Così i capi sequestrati nei negozi della provincia sono stati consegnati alla Caritas di Livorno, mentre oltre seimila abiti trovati presso il fornitore, sono stati consegnati all’associazione progetto accoglienza di Borgo San Lorenzo. «Per evitare che vengano rimessi in commercio - termina Fasciano -, sono state tolte le etichette e provvederemo a controllare a chi verranno assegnati». (a.c.)
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