Sicurezza
Quella spia che salvò la nostra arte
Ricordato l’impegno di Rodolfo Siviero a 30 anni dalla sua morte
GUARDISTALLO. A lui si deve il recupero di migliaia di opere d’arte italiane trafugate dai nazisti. Molte si trovavano in Toscana, dove sono state riportate grazie a lui, come il dipinto di Botticelli con Pallade e il Centauro agli Uffizi, e l’annunciazione del Beato Angelico conservata a San Giovanni Valdarno. Sculture classiche, come la celebre copia Lancellotti del discobolo di Mirone, o l’Hermes bronzeo derivato dall’originale di Lisippo, dalla Germania hanno ritrovato la loro collocazione in musei e raccolte pubbliche. Rodolfo Siviero infatti è stato un instancabile difensore del patrimonio nazionale, facendo valere il principio che lo lega inscindibilmente all’identità culturale del paese.
Per i trent’anni dalla sua scomparsa, il paese dove è nato nel 1911 l’ha ricordato sabato pomeriggio al teatro Marchionneschi nella tavola rotonda sul ministro plenipotenziario Rodolfo Siviero “L’ultimo Sileno a difesa dell’arte italica”, con la presentazione del testo drammaturgico curato da Carlo Rotelli, presidente della scuola comunale Artimbanco, e interpretato dagli attori. In apertura la lettera della segreteria del Presidente della Repubblica, che ha inviato una medaglia di riconoscimento alla manifestazione. A consegnarla è intervenuto il prefetto di Pisa Francesco Tagliente esprimendo la gratitudine del Presidente alla presenza delle autorità, del sindaco Mauro Gruppelli e dei parenti veneti di Siviero. Dal Veneto infatti preveniva la famiglia del padre Giovanni, comandante della stazione dei carabinieri di Guardistallo, dove il futuro ministro del governo De Gasperi trascorse l’infanzia fino a 13 anni. Trasferitosi a Firenze, coltivava la passione per l’arte frequentando musei e gallerie, ma ebbe la grande occasione nel 1937 con una borsa di studio in storia dell’arte in Germania, copertura delle operazioni di spionaggio su incarico del Servizio informazioni militari. Questo ruolo di agente segreto Siviero lo declinerà con la sua dedizione all’arte, riportando a casa opere vendute illegalmente ai tedeschi o più spesso trafugate con il pretesto di proteggerle dalla guerra. Il corpo speciale istituto allo scopo – il Kunstschutz – in realtà portava in Germania pezzi di grandissima importanza su treni speciali, che erano destinati ad abbellire le dimore dello stesso Hitler e dei suoi gerarchi come Hermann Göring. Siviero non solo si limitò a sventare sequestri e trafugamenti militando a fianco della Resistenza (per cui fu anche sequestrato e torturato dai tedeschi) ma nel dopoguerra attuò una serie memorabile di recuperi a capo di una missione diplomatica in Germania per conto del governo. Dagli anni Cinquanta continuò la sua missione riportando in Italia opere scomparse o sottratte durante la guerra, diventando un punto di riferimento per il nostro patrimonio artistico. Lo hanno sottolineato i relatori coordinati da Enzo Masci: il giornalista e scrittore Ettore Vittorini, il curatore della sua casa-museo a Firenze Attilio Tori, gli storici Giuseppe Verani e Damiano Leonetti, la storica dell’arte Giulia Wilma Bucci.
Federica Lessi
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