Il Tirreno

Dune mosse da demolire C’è la sentenza definitiva

Dopo tre anni di battaglie, il Consiglio di Stato dà torto a proprietà e progettisti Rigettati anche gli ultimi ricorsi contro l’ordinanza dell’amministrazione

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VADA. Dune mosse deve demolire lo scheletro di cemento armato che da tre anni giace abbandonato sulla spiaggia di Vada. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, rigettando il ricorso presentato lo scorso anno dalla società proprietaria della struttura (Dune mosse srl, appunto) e pure quello dello studio Saggini, che ha seguito il progetto del cantiere. Ambedue gli atti erano contro l’ordinanza di demolizione emessa dal Comune nel dicembre del 2010. E se in un primo momento, dopo che il Consiglio di Stato nella primavera dell’anno scorso aveva la richiesta di sospensiva cautelare avanzata dalla proprietà, bloccando temporaneamente la sentenza di demolizione, adesso arriva la doccia fredda. Perché la sesta sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 05151/2013 del 24 ottobre, decreta che lo stabilimento balneare dovrà di fatto essere buttato giù.

Le tappe. Il 24 giugno del 2010 il Comune di rilascia alla Dune mosse srl il permesso a costruire per realizzare sulla battigia di Vada (direzione sud) servizi destati alla ricettività balneare, compreso un bar-ristorante. Durante l’estate la società tira su il cantiere che genera immediatamente la protesta di cittadini, gruppi ambientalisti e forze politiche, che additano il complesso come un ecomostro. Il Comune, a ottobre 2010, ordina la sospensione dei lavori perché risulta troppo vicino alla linea di battigia. Poi a dicembre dello stesso anno viene emessa l’ordinanza di demolizione, basata sul fatto che la struttura è difforme rispetto al permesso a costruire.

Dune mosse e i progettisti della struttura (lo studio Saggini) fanno ricorso al Tar che prima congela l’ordinanza di demolizione e poi, a gennaio 2012 dà ragione a Palazzo civico, confermando che quel cantiere è da demolire. Ecco che la proprietà fa ricorso al Consiglio di Stato, che a gennaio 2012 stoppa la demolizione e si riserva di valutare il caso.

La sentenza definitiva del Consiglio di Stato. La decisione è imperniata su tre punti nodali. Prima di tutto sui materiali usati per realizzare lo stabilimento balneare. «Sia nella relazione paesaggistica - si legge nella sentenza - che nella richiesta di permesso a costruire le opere da realizzare erano definite come “di facile rimozione”, con la conseguenza che il concessionario era tenuto a rispettare quella tipologia costruttiva. D’altro canto le ricorrenti non offrono alcun argomento per dimostrare che le opere realizzate sono, al contrario, di facile rimozione». Non solo, il Consiglio di Stato spiega che «l’incontestata difficile rimozione sarebbe da sola sufficiente a giustificare l’adozione dell’ordine di demolizione», ma decide di esaminare anche gli altri punti della controversia. Così ricorda che nel regolamento urbanistico del Comune di Rosignano, si chiarisce che il territorio demaniale di libero transito è costituito da una fascia di profondità pari a cinque metri dalla battigia per coste sabbiose. «Nel provvedimento impugnato - recita ancora la sentenza - si afferma che “dal rilievo strumentale effettuato è emerso che l’edificio si colloca a una distanza massima di 3,80 metri”. Dalla verificazione disposta dal giudice di primo grado è emerso che “il valore risulta pari a 3,13 metri». Evidente «che l’opera realizzata viene a collocarsi sulla fascia dei 5 metri indicata dal regolamento urbanistico».

Non solo, il Consiglio di Stato si pronuncia anche sul fatto che secondo la società Dune mosse «nel computo della distanza non doveva tenersi conto della soletta a sbalzo sporgente verso il mare» e decreta che «anche i solo aggetto può costituire limitazione al libero transito».

Anna Cecchini

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