Il Tirreno

Disco connection: in 13 a processo per il crac

di Federico Lazzotti

A distanza di quattro anni dall’inizio dell’inchiesta è arrivato il rinvio a giudizio In tribunale compariranno alcuni imprenditori locali. Prima udienza il 5 marzo

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LIVORNO. I guadagni della movida a processo. Inizierà il prossimo 5 di marzo il dibattimento sulla presunta bancarotta e frode fiscale compiuta tra il 2007 e il 2010 dai gestori di tre delle discoteche più in voga del litorale livornese: il Metropolis di Cecina, l’Astragalo di Castglioncello e la Barcaccina di Vada, gli ultimi due in amministrazione controllata dall’estate 2012 quando il giudice firmò il sequestro preventivo.

A distanza di quattro anni dall’apertura dell’indagine da parte della guardia di Finanza, ieri il giudice per le indagini preliminari Giovanni Zucconi ha rinviato a giudizio tredici dei sedici indagati. I tre che non andranno a dibattimento hanno chiesto, tramite i loro avvocati, di essere giudicati (si tratta di due posizioni) con rito abbreviato, mentre l’ultimo presenterà richiesta di patteggiamento.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Massimo Mannucci, se organizzavi il matrimonio all'Astragalo o in Barcaccina, il pagamento finiva sul conto del direttore artistico, oppure di qualche socio senza essere dichiarato al Fisco. Lo stesso meccanismo sarebbe avvenuto per compleanni e feste. In tre anni i vertici della società avrebbero fatto sparire per poi spartirseli tra loro oltre 1,3 milioni di euro e messo in piedi con la collaborazione di fornitori compiacenti e prestanome un sistema di fatturazione in parte falsa e in parte inesistente pari a quasi 500mila euro.

Tra questi spiccano lavori edili mai eseguiti, forniture di prodotti ittici, arredamento e strumentazioni musicali passate sotto traccia da una gestore all'altro. La disco connection - secondo gli investigatori - era semplice: soci, amministratori e gestori portavano le società fino all'ultimo ballo, ma prima che venissero spente le luci sui conti e dichiarate fallite dal Tribunale, cercavano di mettersi in tasca più soldi che potevano facendo sparire gli incassi e versandoli su conti correnti privati.

Tra i nomi più noti che a marzo compariranno davanti al giudice spiccano quelli Cesare Burgalassi, 41 anni a novembre, direttore artistico dell'Astragalo, Marcello Gucci, 51, anima della discoteca a picco sulla scogliera di Castiglioncello e Marco Vallini, 35. Le accuse a vario titolo nei confronti dei sedici sono pesanti: bancarotta fraudolenta, frode fiscale, false fatturazioni e insolvenza fraudolenta. A finire per prima sotto la lente d'ingrandimento delle fiamme gialle è stata la Metropilis spa proprietaria dell'omonimo locale e dichiarata fallita il 7 ottobre 2009. Tra il Capodanno 2007 e marzo 2009 sarebbero spariti 307.699,59 euro e rendendo poi impossibile «ricostruire il patrimonio e il movimento contabile attraverso i libri contabili». Cesare Burgalassi, Marco Vallini e Marcello Gucci. Sono questi i tre nomi che gli inquirenti un anno dopo hanno ritrovato nel crac della Consart Fashion club srl (già La Barcaccina Fashion club) fallita il 21 luglio 2010 e dalla quale è nata l'Astragalo Srl. Alla base del raggiro ci sarebbe il passaggio di quote da una società all'altra ma soprattutto - si legge negli atti - l'aver distratto la somma complessiva di 773.505,60 euro attraverso più versamenti sui conti correnti di Cesare Burgalassi, la sorella Maria, e pure in quello di Marcello Gucci e la somma complessiva di 207.405 euro finiti sui conti di parenti dei tre.

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