Il Tirreno

«No alla cava sui colli» Gli ambientalisti arrivano in Comune

«No alla cava sui colli» Gli ambientalisti arrivano in Comune

Fornace Donati, il comitato sul piede di guerra «L’amministrazione ha già dato parere negativo nel 2001»

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ROSIGNANO. «Rispettiamo l’ambiente. No alla cava del Gozzone», il messaggio sulle loro maglie è inequivocabile. Le hanno indossate anche per andare in Comune, dove ieri mattina avevano un appuntamento con sindaco, assessori e presidenti delle commissioni consiliari.

I rappresentanti del comitato contro la nuova cava della fornace Donati (Cssto) non demordono, a palazzo civico si sono presentati con tanto di striscioni, che poi hanno dovuto arrotolare prima di entrare in sala consiliare. In Comune sono arrivati anche una decina di operai della Donati, che insiste nel voler aprire la cava e ha messo circa 80 dipendenti in cassa integrazione.

La loro è una battaglia che va avanti dall’inizio dell’estate, quando hanno deciso di formare un fronte contro la realizzazione di un escavo di argilla in zona »Gozzone, sui colli di Castelnuvo, richiesta dalla ditta Donati laterizi.

Nelle scorse settimane la Provincia ha inserito l’escavo nella proposta di piano cave provinciale e il comitato, formato principalmente da titolari di aziende agricole e agriturismi sui colli sopra Rosignano, ha deciso di farsi sentore. Lo ha fatto anche ieri in Comune, spiegando senza mezzi termini il motivo della contrarietà.

«In questa zona - hanno ricordato i rappresentanti del comitato - nel corso degli ultimi 15-20 anni, sono sorte e si sono sviluppate numerose aziende agricole ed agrituristiche a dimensione familiare, condotte in gran parte da persone giovani e con figli, capaci di creare un indotto economico e di valorizzare il patrimonio edilizio storico, l'agroalimentare di qualità, l'ambiente ed il territorio». Chiaro che questi residenti considerino negativa l’apertura di un sito estrattivo nelle vicinanze delle loro attività. «L'apertura della cava - hanno ripetuto anche ieri i rappresentanti del Cssto - comprometterebbe seriamente tutte queste attività, il cui maggiore valore è dato proprio dalla bellezza ed integrità del paesaggio».

Quanto alla questione dell’occupazione in fornace, il comitato ha chiarito che «la salvaguardia dell'attività economica e del lavoro non può e non deve andare a discapito di un patrimonio collettivo di immenso valore che verrebbe irreversibilmente alterato». Il comitato, tramite le parole della portavoce Beatrice Pizzi, ha spiegato ai rappresentanti delle istituzioni che «sappiamo che questa situazione non è determinata dalla mancanza di argilla o di siti estrattivi, bensì della crisi che attanaglia il settore da anni e che le previsioni degli esperti e delle stese associazioni di categoria ci dicono che durerà ancora a lungo». Secondo i rappresentanti del comitato non c’è alcuna necessità di aprire la cava al Gozzone, «basterebbe usare quella accumulata e quelle estraibili nelle cave di Montescudaio. Non solo il Comune di Cascina ha inserito nel piano cave della Provincia di Pisa due cave nella pianura dell’Arno, facilmente accessibili da parte della Donati».

Il comitato ambientalista ha sottolineato anche come già nel 2001 il Comune di Rosignano «abbia espresso parere negativo per l’inserimento della cava nel Prae, chiarendo che questa ricadeva nell’ambito delle aree di pregio per valori paesaggistici e ambientali che l’amministrazione intende preservare». L’intenzione del comitato, che suggerisce di sostituire i posti di lavoro della Donati con quelli che dovrebbero venirsi a creare in un nuovo complesso turistico in zona Paltratico, è quella di proseguire nella battaglia.

Anna Cecchini

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