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«Mai vista una piena così» Il fiume esonda nei campi
Il sindaco Benedetti: «Il rafforzamento degli argini si è rivelato fondamentale» Salvi gli abitati di Cecina e Montescudaio. Allagati Fagiolaia, Steccaia e Gabbro
CECINA. «Alla fine è andata bene, ma una piena così non si vedeva da vent’anni». Il giorno dopo la grande paura il sindaco Stefano Benedetti si stropiccia gli occhi assonnati e si sgranchisce le spalle. La sua notte è stata insonne. L’ha trascorsa vegliando sul Cecina: dalle 23 alle 7 del mattino. Insieme a lui, al centro di coordinamento allestito presso la sede della Pubblica assistenza, c’erano i 24 volontari (16 sul campo, 8 in allerta) della Protezione civile, gli uomini dell’associazione ospitante, e a turno carabinieri, polizia vigili del fuoco, municipale e assessori volenterosi come Landi e la Burgalassi. Grossi danni non ci sono stati. Solo campi allagati tra Montescudaio e Cecina e un’azienda, la Pierino Vanni srl, che si è vista il piazzale sommerso da un metro d’acqua. «La macchina della Protezione civile ha funzionato – commenta il sindaco – Ogni tanto qualcuno pensa che i soldi spesi per i lavori sugli argini siano eccessivi, ma quando succedono fatti del genere ci si rende conto che il Cecina non va sottovalutato». «Ora però facciamo la pulizia degli argini – gli fa eco Aurelio Pellegrini, primo cittadino di Montescudaio – Sono pieni di alberi portati dalla piena. Se arriva un’altra ondata può essere pericoloso».
Cronaca di una notte. Dopo l’esondazione di Ponteginori nel pomeriggio di lunedì, sembrava che l’abitato di Cecina non dovesse essere toccato dal rischio esondazione. Invece, alle 22,30 è scattato l’allarme: dal centro di coordinamento regionale hanno fatto sapere che un’ondata di piena era diretta verso la foce. «Al ponte della Steccaia le acque toccheranno gli 8 metri: uno in più del record del 2010», spiega Enrico Bartoletti, tecnico della Provincia. L’ora x è fissata per le 1, ma i conti sono sbagliati. E qui c’è un altro intoppo: l’idrometro posizionato sotto il ponte non funziona e non si riesce a capire se l’onda è passata. Alle 2,45 si diffonde la voce che il livello del fiume sta scendendo a Montescudaio: in effetti, il fiume ha esondato al Gabbro. «La mia casa si è salvata per 10 centimetri», spiega Fabrizio Landi, proprietario dell’unico immobile presente in zona. Gli allagamenti sono proseguiti lungo entrambe le sponde del fiume: Steccaia, laghetti della Magona, Fagiolaia. Tutte zone di campagna. Le due famiglie che abitano in quest’ultima località preferiscono allontanarsi: una ha dei figli piccoli e non vogliono risvegliarsi in mezzo alle acque. I ponti sono sorvegliati speciali: alle 3 c’è un briefing tra sindaco e forze dell’ordine per valutare la chiusura della Variante Aurelia. «Quello è lo snodo – spiega Valerio Calderini, della Protezione civile – Il ponte del fiume fa da tappo e di solito si allagano i campi circostanti». Se avvenisse anche stavolta, l’abitato di Cecina sarebbe salvo. Ma c’è un’altra preoccupazione: si teme che la corrente (3-4 km/h) possa far danni alla darsena del nuovo porto. «Se ci porta via la draga – dice qualcuno – non lo finiamo più». Si scherza, ma non troppo. L’ondata comincia a scorrere attorno alle 4,30. Passa lenta ma costante, allaga la cassa di espansione di via della Circonvallazione e poi incrocia la curva di via Cassola. «Lì l’acqua ha cominciato a uscire ma per fortuna l’argine ha retto – racconta Calderini – E da li è andata dritta alla foce, senza intoppi».
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