Sicurezza
«Mi ha puntato al viso una bottiglia tagliente»
Autista del bus minacciata da un ubriaco, adesso è sotto choc «Ho avuto paura per me e per i miei figli che erano a bordo del pullman»
ROSIGNANO. «Mamma mia che paura». È la prima frase che Elisabetta esclama quando ripensa all’aggressione subita sul bus di linea Ctt (ex Atl) domenica sera, nel percorso da Livorno verso Castelnuovo Misericordia. Lei, donna al volante, 52 anni, dipendente dell’azienda di trasporti da 32, è stata presa di mira da un cinquantenne ubriaco. Elisabetta Laviosa è livornese ma risiede a Rosignano Marittimo. È ancora sotto choc e nel ripensare a quei momenti di panico tira un respiro di sollievo perché alla fine tutto è andato bene anche se le conseguenze potevano essere ben più gravi. Dopo l’episodio di cui è stata suo malgrado protagonista e vittima, è stata costretta a recarsi in ospedale dove è stata tranquillizzata e curata.
Sono le 19.45 di domenica quando Elisabetta sale alla guida del bus di linea: con lei ci sono il bimbo più piccolo e il primogenito, 14 e 34 anni rispettivamente. Nelle prime fermate della corsa salgono a bordo “i soliti” utenti. «Ci conosciamo quasi tutti, alla fine a viaggiare in questa tratta sono sempre i soliti - racconta la conducente - Inoltre, essendo domenica, sul pullman c’erano anche i miei figli che tornavano a casa». Il bus, dopo aver percorso il lungomare, è arrivato ad Ardenza quando a bordo si presenta un ungherese di cinquant’anni. In mano una bottiglia di vetro. Da un primo sguardo, sembra che l’uomo abbia esagerato con l’alcol. E quando inizia a parlare, emerge che quell’impressione non è stata sbagliata. «Mi ha detto che doveva andare ad Antignano - dice Elisabetta Laviosa - e io gli ho spiegato che in realtà il bus andava a Castelnuovo, come del resto era scritto anche sul cartello. Ma lui è diventato subito aggressivo e ha cominciato a offendermi». L’autista cerca di mantenere la calma. «Era fuori di sé e urlava: “Io non scendo, tu ora mi porti ad Antignano”. Anche mio figlio grande ha cercato di calmarlo, ma è stato tutto inutile». È allora che il cinquantenne prende la bottiglia e comincia ad agitarla nell’aria minacciando la conducente. «Mi è venuto contro, avvicinandomi quella bottiglia di vetro in faccia. Io ero terrorizzata. Temevo che con i cocci tagliasse la gola a me o qualcun’altro. Allora ho preso in mano la situazione e ho chiamato il 113».
Da quel momento la palla passa ai poliziotti. Sono loro che bloccano il cinquantenne, costringendolo a scendere dal bus. Dopo gli accertamenti, l’ungherese viene denunciato per interruzione di pubblico servizio e violenza e minaccia a pubblico ufficiale, e viene anche multato per l’ubriachezza.
Elisabetta invece va in ospedale con i figli. Ora è a casa. «Sono traumi che non si dimenticano facilmente - dice - Liti a bordo ce ne sono tante, ma in 32 anni nessuno mi aveva mai minacciato di morte».
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