Il Tirreno

Roventini in pista «Sono il candidato che vuole unire il Pd»

Roventini in pista «Sono il candidato che vuole unire il Pd»

Il segretario uscente nega un accordo coi renziani «Confronto su un programma che loro condividono»

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CECINA. Benedetto Roventini è il segretario uscente del Pd che punta alla riconferma. Perché votarlo? gli chiediamo. «Perché voglio essere un candidato che riesce ad unire. Così ho cercato di fare in questo pur breve mandato. Sebbene i tempi stretti non mi abbiano consentito di dare una mia personale impostazione, ho comunque cercato l’apertura del partito perché rappresentasse istanze e movimenti sul territorio». Come? «Partendo dalla segreteria, allargata a rappresentanti di questi movimenti . Ma ho cercato anche di cambiare metodo, dando una nuova organizzazione al Pd».

Gli avversari (politici) gli rimproverano il fatto che rischia di esprimere la vecchia nomenklatura del partito, il gruppo dei cosiddetti bersaniani. Lui non ci sta e risponde, a proposito: «Non voglio fare apparentamenti con quella che è l’ elezione del segretario nazionale. Sono stato associato all’area di Cuperlo ma vi confesso che non ho ancora fatto una scelta». Intanto, però, ha già incassato un endorsment dei renziani, almeno di una parte di loro. «Anche in questo caso voglio ribadire che non ho fatto nessun accordo con loro. Ci siamo confrontati sul programma e da parte loro c’è stato un riconoscimento di questa mia apertura e voglia di condividere un percorso comune». Nessuna promessa di poltrone e strapuntini, ma la scelta di dar voce e rappresentanza anche a chi, fino ad oggi, non la ha avuta.

«Provengo dalla Margherita - dice Roventini - ma una volta entrato a far parte del Partito Democratico mi sono spogliato della maglietta della Margherita. E così faccio oggi. I congressi territoriali sono un’ altra cosa». Nel suo programma parla di una “politica a servizio dei cittadini”. «Non vivo di politica - precisa - . Ho iniziato a farla attivamente spronato da alcuni amici e colleghi. Non credo nei politici tuttologi, cedo piuttosto nelle competenze e professionalità che devono essere valorizzate». Architetto di professione, impegnato nel volontariato, non ama “le fibrillazioni che ci sono di chi aspira ad incarichi o posizioni”. Il riferimento corre alle prossime amministrative, ma non solo. Ritiene le primarie “uno strumento importante, di grande democrazia». Ma vuole sfuggire dal rischio che dopo le primarie si acuiscano fratture e divisioni che il partito si trascina dietro. «Mi piacerebbe che dopo le primarie, pur mantenendo aree e posizioni anche diverse all’interno del Pd, sia riesca tuttavia alla fine a parlare un linguaggio comune, con una nostra proposta precisa, facendo una sintesi del dibattito interno». Cosa si aspetta da queste elezioni? «Diverse da quelle di maggio che mi hanno portato alla segreteria. Oggi non c’è nulla di scontato».(a.r.)

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