Il Tirreno

“I Luoghi” tra i giganti del vino grazie al profumo della vigna

di Divina Vitale

La piccola azienda guidata da Granata e De Fusco raggiunge il Sassicaia nella classifica dell’Espresso Tre ettari di terreno, stile semplice e voglia di fare: «Le nostre bottiglie sono un frutto d’amore»

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CECINA. L’agricoltura biodinamica si attesta ai primi posti nelle preferenze della Guida Espresso 2013 per quanto riguarda il territorio della Bassa Val di Cecina. Segue il biologico. E la sorpresa è che (conferme blasonate a parte, come Masseto per Tenuta dell’Ornellaia) la piccola azienda a conduzione familiare vince e convince. Emerge anche Riparbella, territorio vocato al biodinamico che raggiunge le vette bolgheresi. Sono infatti due le aziende che fissano il punteggio di 18,5/20: la prima è Caiarossa con l’omonimo vino (annata 2010) che produce circa 46.000 bottiglie, cuvée dei migliori frutti dell’annata tra cui cabernet franc, merlot, sangiovese etc….. L’azienda è di proprietà dell’olandese Eric Albada Jelgersma ed è diretta dall’enologo Dominique Génot. L’altra primatista è la “Due Mani” azienda di Elena Celli, compagna del noto enologo Luca D’Attoma che ha ottenuto il riconoscimento con il vino “Sui sassi” (Syrah in purezza, annata 2010, produzione di circa 4000 bottiglie).

I Luoghi. Al punteggio 18/20 accanto a papà Sassicaia, di Tenuta San Guido, vino top mondiale, troviamo l’altro storico Grattamacco, Campo alla Sughera 2009 e un’azienda emergente come “I Luoghi”, di Stefano Granata. Milanese di origine ma cresciuto a Castagneto, dal 2002 conduce con la compagna Paola De Fusco l’azienda, dalla a alla zeta. “Campo al Fico” 2010 (circa 3000 bottiglie, blend di cabernet sauvignon 80% e cabernet franc 20%) si attesta tra le più alte posizioni e poi c’è “Ritorti” (circa 10.000 bottiglie). Tre ettari e mezzo, una delle realtà più piccole di Bolgheri, uno stile semplice, la volontà di fare poco e bene.

«Il nostro vino ci interpreta – racconta Stefano Granata – siamo persone normali con una grande passione. Il vino che produciamo testimonia una versione personale non solo dello stile bolgherese ma di tutto il territorio». Il segreto quindi è la semplicità. «Siamo sempre stati con i piedi ben ancorati a terra. Lavoriamo anche 15 ore al giorno e non deleghiamo. Crediamo molto nel cabernet sauvignon che unito al cabernet franc condensa potenza e finezza nel prodotto. Quello che ci siamo ritagliati è un mercato di nicchia che trova sempre più conferme nel tempo che passa». Alcuni ritengono che la Guida dell’Espresso non sia molto “gentile” coi vini bolgheresi, ma “I Luoghi” smentisce il pregiudizio. «Credo che dai risultati che riporta ogni anno – spiega Granata – non ami i vini dimostrativi e nemmeno privi di anima. Premia vini che si possono bere nell’immediato ma che vanno anche conservati e riscoperti. Uno dei complimenti più gratificanti che abbiamo ricevuto diceva che “nel nostro vino si ritrovavano gli stessi profumi presenti nella vigna”. Una definizione che ci calza a pennello».

I risultati ottenuti hanno fornito Stefano e Paola le conferme necessarie per andare avanti con successo. «Siamo molto emozionati per i punteggi ottenuti, gli stessi degli storici vini bolgheresi. La denominazione è forte e il mercato regge sia in Italia che all’estero dove esportiamo circa l’80% del vino. È un territorio che fa innamorare, per noi è stato così. E il vino che produciamo è frutto d’amore, siamo più che soddisfatti che questa emozione si percepisca anche fuori».

Gli altri. Seguono in classifica altri vini simbolo del territorio come nel caso dell’azienda Le Macchiole che riporta Paleo 2010 (cab. Franc in purezza) a 17,5 e Messorio (2010, merlot in purezza) a 17. Castello di Bolgheri, La Regola e Ornellaia a 17 punti. A 16,5 il Lièna (2010 cabenet franc in purezza dell’azienda Chiappini), Castello Ginori (2008 di Ginori Lisci, Montecatini Val di Cecina), Podere Orma di Castagneto (2010) e Casa Nocera (2009, Pagani de’ Marchi di Casale Marittimo).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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