Il Tirreno

Riapre la galleria Bandini dagli anni ’70 culla dell’arte

Riapre la galleria Bandini dagli anni ’70 culla dell’arte

Domenica si rialza la saracinesca con una personale di Enzo Magazzini Le figlie di Sirio e l’amico scultore Franchi rendono omaggio al maestro

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CECINA. Riapre la galleria Bandini. Messa così suona normale, come normale è la maggior parte degli avvenimenti di cui si nutre la vita cittadina. In realtà è un evento eccezionale, una lampadina che si accende nel buio di una crisi eterna: l’idea che si punti ad arricchire l’offerta culturale nella perdurante strage di speranze, riempie di buonumore. Anzi, corrobora la speranza stessa, a partire dal luogo in cui il mezzo miracolo si avvera: Palazzo Galleria, nato a inizio anni ’70 sull’onda di un ottimismo che prefigurava la crescita infinita dei consumi e ora ridotto a deserto commerciale. Per la cronaca, almeno una di quelle saracinesche abbassate - quella, appunto della Galleria Bandini - sarà rialzata domenica prossima alle 16,30 con una personale di Enzo Magazzini, dirigente scolastico per professione e pittore per diletto. Ieri mattina c’era anche lui alla conferenza stampa organizzata in Comune dall’assessore Antonio Garigali, cui hanno partecipato le figlie di Sirio Bandini, Raffaella e Antonella, oltre all’amico di una vita Franco Franchi, scultore affermato e docente all’Accademia delle Belle Arti di Carrara. Sirio Bandini è morto il 3 marzo 2009. Al di là delle sue tracce materiali, costituite da centinaia di tele e litografie, e del laboratorio di pittura che sarà riaperto domenica prossima dopo i piccoli lavori di restauro,ha lasciato tracce ben più significative nel patrimonio culturale di tutti i cecinesi, educandoli al bello e al senso dell’arte. Il suo fu un lavoro difficile, portato avanti in anni condizionati dalle ideologie e contrassegnati da un collettivo senso di impotenza che però si traduceva in ribellione rabbiosa. L’arte sapeva dar voce all’infinito dei fermenti contrapposti riuscendo spesso - solo lei - a unificarli. Fu proprio in quegli anni difficili esattamente nel 1975, che Sirio Bandini realizzò la sua opera più conosciuta, il murale del Comune Vecchio da anni chiuso per un restauro rivelatosi infinito. Sulla destra dell’affresco, in basso, è riportata una frase di Bertold Brecht a commento di una sua poesia: «Se si deve cantare nei tempi oscuri, allora dobbiamo cantare dei tempi oscuri». Era spettacolare, quella volta affrescata e completata da una frase che ai più, abituati com’erano ad essere fanti negli eserciti delle ideologie contrapposte, suonava come un invito a riflettere con la propria testa, senza il dovere di farsi kamikaze delle idee altrui. In questo modo semplice ma incisivo, Sirio Bandini ha indotto intere generazioni di cecinesi (e non solo) a decifrare il senso della realtà, senza per questo abbandonare l’attitudine al sogno, premessa di ogni realizzazione. E la volontà della famiglia di tenere aperto il laboratorio di Palazzo Galleria ogni giorno, anche dopo la conclusione della mostra di Enzo Magazzini (“La ricerca del significato”, dal 13 al 27 ottobre) rappresenta un ponte tra passato e presente, ma pure una passerella ideale verso quel futuro in cui l’arte e la cultura non invecchiano mai. Ecco perché la riapertura della Galleria Bandini è un evento eccezionale: se tutti investissero in arte e cultura, l’umanità sarebbe migliore, rendendo la crisi meno oscura da raccontare. (a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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