Sicurezza
«Il nuovo centro buddista deturpa l’ambiente»
SANTA LUCE. Hanno scritto al sindaco e a tutti i consiglieri, chiedendo di poter intervenire attivamente nel percorso riguardante l’eventuale costruzione di un nuovo monastero buddista sui colli...
SANTA LUCE. Hanno scritto al sindaco e a tutti i consiglieri, chiedendo di poter intervenire attivamente nel percorso riguardante l’eventuale costruzione di un nuovo monastero buddista sui colli visino Santa Luce.
Un gruppo di cittadini del paese collinare hanno messo nero su bianco le loro perplessità riguardo alla realizzazione del centro. «Non crediamo - tagliano corto gli abitanti - che il Comune posa conceder ai buddisti quello che deve negare ad ogni altro cittadino che voglia trasformare i propri terreni agricoli in superfici edifcabili; né riteniamo che la destinazione a monastero possa essere motivo per fare una eccezione».
Evidente la contrarietà del gruppo di residenti, che ha deciso di non firmare la missiva, all’ipotesi di un nuovo centro buddista collegato all’istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia. Secondo i cittadini le richieste del monastero appaiono «come una contrapposizione poco riconoscente mortifica le attenzioni, le esenzioni concesse a questo monastero e grazie alla quali non si può dire che questo apporti molto né alle casse dello Stato né a quelle del Comune di Santa Luce, diversamente da ciascuno di noi che versa a queste istituzioni in tasse varie metà del suo stipendio». Ecco che i cittadini «essendo contribuenti», dichiarano di «voler essere consultati prima che sia approvata la costruzione di un complesso che distrugge per sempre migliaia e migliaia di metri cubi di superficie del nostro territorio mantenuto integro e bello». Un territorio che secondo i mittenti della lettera «l’agricoltura è fiorente e la presenza di villeggianti in crescita costante. Pensiamoci bene prima di cambiare tutto questo dando al territorio una impronta buddista troppo marcata, perché questa può soddisfare la curiosità del primo momento ma non è certo un richiamo per il nostro turismo abituale».
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