Il Tirreno

Picchiata e rapinata: «Non posso perdonare»

Picchiata e rapinata: «Non posso perdonare»

Arrestata la gang che assalì la professoressa Lastrucci. «Non ho superato quell’esperienza da incubo, spero che i miei aguzzini restino a lungo in carcere»

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CECINA. Maria Elisa Lastrucci è nella sua casa di campagna, a Castellina Marittima. La professoressa cecinese, aggredita la sera del 22 gennaio nel suo appartamento sulla circonvallazione Pacini a Lucca risponde e ha un sussulto quando sente la voce del questore Claudio Cracovia. «È stato gentilissimo e mi ha informato dell’operazione di polizia che riguarda anche i miei assalitori - racconta, emozionata, l’insegnante di lettere in pensione -. Poco più tardi mi ha chiamato anche l’ispettore Angelo Croci, un poliziotto eccezionale. Come eccezionali sono tutti i “ragazzi” della Mobile e naturalmente il questore: con lui a Lucca si vive più tranquilli. Mi aveva promesso che quei delinquenti non l’avrebbero fatta franca ed è stato di parola».

La professoressa Lastrucci, che dal 1998 abita in via Diaz a Cecina con il marito Roberto Cantini medico ospedaliero, non ha superato lo choc di quella sera maledetta.

Entrata in casa era stata aggredita da due individui decisi a tutto e che per tre quarti d’ora l’avevano minacciata, presa a calci e pugni, ferita con un coltello. Tutto per portarle via 1000 euro, un orologio e un anello con brillante. «Non ho superato quell’esperienza da incubo, da Arancia Meccanica - dice la signora Lastrucci - Fisicamente non sto bene. Ho dolori al volto e ho perduto la sensibilità al pollice destro, colpito da una coltellata che mi ha lesionato un tendine. Ma è il dolore nell’anima che mi tormenta. Non posso dimenticare, è impossibile. E non perdono quella gente: spero che stiano a lungo in carcere e che buttino via la chiave della loro cella».

Duccio Casini

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