Lutto
L’auto-difesa del dirigente «La stampante intralciava»
Eugenio Stefanini nega di aver avuto scatti d’ira e parla di gogna mediatica «Era in mezzo al corridoio: dovevano spostarla, alla fine ho fatto da solo»
«Nessuno scatto d’ira. Quella stampante era in mezzo al corridoio e dato che nessuno si preoccupava di spostarla c’ho pensato io. Ma senza lanciarla: l’ho solo appoggiata fuori dalla finestra, dove sistemiamo gli oggetti da “rottamare”, in attesa che gli addetti li portino via». Eugenio Stefanini, suo malgrado ribattezzato il “dirigente lancia stampante”, fornisce la propria versione su quanto accaduto lo scorso martedì mattina, negli uffici comunali di via Rossini, quando pare si sia reso responsabile di uno “spostamento” poco ortodosso del pesante macchinario di proprietà dell’amministrazione.
Siamo andati a trovarlo nel suo ufficio, ma all’inizio non ha voglia di parlare: «Sono molto provato da questa vicenda – spiega cortesemente – C’è un’indagine del segretario generale e una volta conclusa parleranno gli amministratori. Io preferirei non esprimermi». Ma qualcosa da dire ce l’ha e alla fine si lascia andare a uno sfogo contro quella che ritiene una “gogna mediatica”. «Ma non ce l’ho con i giornalisti – dice – Voi fate il vostro lavoro. Il problema è che i fatti vi sono stati riportati in maniera poco corretta».
Le assicuro che sono state fatte le opportune verifiche. Comunque, a lei la parola: qual è la versione di Stefanini?
«Cominciamo col dire che non c’è stata alcuna discussione, tanto meno un litigio con una dipendente. Semplicemente ho fatto notare, e più volte nel corso della mattinata, che quella stampante non doveva stare in mezzo al corridoio. Anche perché domani (oggi per chi legge, ndr) il Comitato prevenzione e sicurezza per gli ambienti di lavoro verrà a controllare che le vie di fuga negli edifici siano sgombre. Ecco, quel macchinario era di intralcio».
Ha segnalato il problema una, due, tre volte. Poi cos’è successo?
«Ho fatto da solo, anche se non è compito di un dirigente spostare i macchinari. Ma tant’è: ho sollevato la stampante, ho aperto la finestra del piano terra e l’ho appoggiata nel cortile interno, dove di solito finiscono gli apparecchi in disuso, in attesa che gli addetti li portino via».
L’ha appoggiata o l’ha lanciata?
«Macché lanciata. Non ce la farei neanche, è molto pensate».
Però la stampante è danneggiata.
«Certo, perché pur sporgendomi fuori dalla finestra non riuscivo ad arrivare al terreno. Mi mancavano 20 centimetri ed essendo pesante a un certo punto l’ho lasciata andare. Ma ripeto: la stampante era da rottamare».
Di sicuro c’è stato un danno: chi paga?
«Se c’è stato danno lo accerterà l’indagine. Qualora ci fossero da sborsare dei soldi lo farò senza tirarmi indietro. Ma guardi con cosa scrivo (e dicendolo mostra una Bic mezza rotta, ndr): io non butto via niente, si figuri se distruggo una stampante funzionante».
Si è parlato anche di stress: lei si sente sotto pressione?
«Ci sono finito dopo questa vicenda. E le assicuro che per i miei familiari e per chi mi vuole bene, non sono stati giorni piacevoli. Per il resto, non credo che lavorare in Comune sia stressante. Cosa dovrebbero dire gli operai delle acciaierie o chi per guadagnare qualche soldo pulisce i bagni o i giovani senza impiego».
In conclusione, ha qualcosa da rimproverarsi?
«Forse sono stato troppo meticoloso: spostarla non era compito mio. Ora provo solo dispiacere. Vorrei che questa vicenda si chiudesse il prima possibile».
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