Il Tirreno

Ora scatta l’allarme sabbia: non basta

di Rino Bucci
Ora scatta l’allarme sabbia: non basta

Dai lavori alla darsena arriveranno 270mila metri cubi invece di 560mila. E i soldi per comprarla non ci sono

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CECINA. Sarà un ripascimento a metà se non arriveranno «le risorse», i soldi pubblici per comprare la sabbia che manca. La notizia, che non era trapelata, è arrivata nell’ultimo incontro tra Comune, Provincia e balneari: in due anni gli scavi al porto non riusciranno a garantire i 560mila metri cubi di sabbia previsti dal progetto di salvaguardia dell’arenile. Infatti, è stato stimato che da qui a maggio 2014 dai lavori alla darsena, al massimo, dovrebbero arrivare 270mila metri cubi di sabbia. Rispetto alla convenzione stipulata con la Provincia, togliendo il mini-ripascimento estivo, mancherebbero 200mila metri cubi. In pratica, quasi la metà del preventivato. Per questo, il progetto definitivo è stato rimodulato in corso d’opera e i balneari lo hanno appreso nell’ultimo vertice prima dell’avvio dei lavori. La Provincia ha spiegato che si stanno cercando “risorse aggiuntive” per comprare la rena che manca; non si conoscono le modalità né i tempi di questa operazione.

Si sa, invece, il prezzo: prima dell’accordo con la Circolo nautico era stato stimato che la sabbia costasse 30 euro al metro cubo. Che per 200mila metri cubi farebbe sei milioni di euro.

Il rebus. A questo punto, non è escluso che l’intervento si faccia solo con quanto garantisce il porto e che poi, qualora servisse, si vada a comprare altrove un po’ meno sabbia. Non a caso, è già stato prospettato l’annullamento di alcuni interventi alle parti sommerse dei pennelli a sud, a Marina. Il che farebbe risparmiare qualcosina, in un’ottica di rimodulazione ma non sarebbe risolutivo.

Nella convenzione stipulata tra la Provincia e la Circolo Nautico è previsto che quest’ultima fornisca la rena degli scavi a titolo gratuito mentre all’ente pubblico spetta solo l’onere della stesura (a due euro al metro cubo). Il problema, però, sono i tempi: infatti se prima dell’accordo con la Circolo nautico si pensava di chiudere l’operazione ripascimento in quattro anni (la rena andava comprata) quando è arrivata la disponibilità a dell’associazione i tempi sono stati dimezzati ma non i voluti previsti. Il porto riesce garantire 560mila metri cubi in due anni.

La sabbia. In fase di Valutazione d’impatto ambientale la Regione chiese alla Circolo nautico una relazione di compatibilità della sabbia per il ripascimento. Il dossier, curato dal professor Alessandro Donati dell’università di Siena, sancì il via libera all’utilizzo dei sedimenti. Ma qual è la qualità del materiale che ospiterà asciugamani e ombrelloni? Nella relazione si legge vi è «una bassissima contaminazione da idrocarburi», «sono assenti i contaminati organici più critici» ma vi è anche «un’elevata presenza di cromo e di nichel», ossia metalli pesanti. In alcuni dei punti di carotaggio i valori sono anche tre-quattro volte sopra la media. La rena è stata ritenuta utilizzabile perché si è ritenuto che si trattasse di contaminazione naturale.

Controlli e controllori. In due operazioni, una pubblica e l’altra privata, legate a doppio filo (la ditta che ha l’appalto al porto lo ha ottenuto anche per il ripascimento delle Gorette) c’è anche un sistema di controllo. E la Provincia ha affidato alla Circolo nautico il monitoraggio dell’operazione milionaria di ripascimento (pubblica), «Il Circolo Nautico ha espresso la propria disponibilità ad eseguire il monitoraggio del litorale oggetto dei ripascimenti secondo il piano operativo che sarà indicato dalla Provincia», si legge.

Il monitoraggio prevede una fase iniziale (rilevamenti della costa prima dei lavori) e intermedia (rilevamenti dopo 6 mesi, un anno e tre anni dalla fine dei lavori; e successivamente con cadenza triennale per almeno 10 anni), inoltre «la linea di riva deve essere rilevata con cadenza 6, 12 e 36 mesi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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