Il Tirreno

«La scuola cade a pezzi, preside e Kutufà ascoltateci»

di Chiara Castaldi
«La scuola cade a pezzi, preside e Kutufà ascoltateci»

Gli studenti del Mattei chiedono un incontro in Provincia Ancora autogestione: «Fare manutenzione e laboratori»

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ROSIGNANO. Hanno messo nero su bianco le loro proteste e richieste per inviarle al dirigente scolastico Riccardo Borraccini e al presidente della provincia Giorgio Kutufà, al quale chiederanno anche di essere ricevuti. È quanto è stato deciso sabato mattina nel corso dell’assemblea promossa dagli studenti di Liceo e Iti Mattei di Rosignano, in stato di autogestione da giovedì.

Una protesta che, come affermano gli studenti ha ottenuto «la solidarietà degli insegnanti, del dirigente scolastico e delle istituzioni comunali». In segno di solidarietà e supporto, infatti, all’assemblea era presente, inviata dagli stessi studenti, anche l’assessore all’istruzione Elena Ciaffone, che nei giorni scorsi li aveva ricevuti per ascoltarne le lamentele, «benché – spiega – il comune non abbia competenza sugli istituti superiori che sono invece gestiti dalla provincia». Gli studenti hanno elencato le loro proteste in una serie di punti rispetto ai quali chiedono «interventi o, almeno, spiegazioni». Le istanze più urgenti riguardano lo stato di conservazione dell’edificio, ma si protesta anche su aspetti della didattica come «la riduzione delle ore di laboratorio» e su questioni di altro genere, come ad esempio «il ritardo nell’assegnazione dell’appalto per la somministrazione delle merende». In particolare i problemi strutturali riguardano le infiltrazioni di acqua piovana. Nelle aule entra acqua dagli infissi, in alcuni casi anche visibilmente deteriorati, letteralmente “mangiati” da tarli, umidità e tempo.

Dell’acqua cola anche dall’alto, lungo una parete: «qui - spiega l’assessore – si uniscono la parte più recente dell’edificio e quella preesistente». Una protesta decisa, ma pacata quella degli studenti del Mattei che affermano di voler proseguire l’autogestione «al massimo fino a lunedì».

«Ci teniamo a precisare – dice Federico Franchini, uno degli studenti – che siamo consapevoli che il nostro edificio scolastico è nel complesso una struttura valida, ma proprio per questo vogliamo difenderla, attirando l’attenzione su alcuni segni di deterioramento che si trascinano da anni e che rischiano di peggiorare e compromettere l’intera struttura». Che non si tratti di novità lo conferma anche il professor Tiziano Arrigoni, che afferma: «Sono anni che ci sono infiltrazioni di pioggia, ogni anno diventano di più e di maggiore rilievo, mancano gli interventi di manutenzione ordinaria e più passa il tempo, più la situazione peggiora».

La sede di via delle Repubblica, tuttavia, non è la sola struttura dell’Istituto Mattei a soffrire di problemi strutturali. Come è noto, la vicina sede di Alberghiero e Isis versa in condizioni ancor più gravi, come è emerso più volte dalle proteste degli studenti di quelle scuole - di cui Il Tirreno si è occupato - che però per il momento non hanno aderito alla protesta dei colleghi di liceo e istituto tecnico.

«Li abbiamo interpellati – dice lo studente Tommaso Marchi – ma non si sono uniti a noi, dicono di essere scoraggiati, dopo tante proteste inascoltate. Comunque – prosegue - in questi giorni li contatteremo di nuovo per invitarli a sollevare anche le loro problematiche ad un eventuale incontro alla provincia».

Quanto al capitolo “riduzione ore di laboratorio” «è un problema a livello nazionale – dice Ciaffone - che dipende dalla riforma Gelmini». Gli studenti del Mattei, benché dichiarino che, in attesa di una convocazione dalla provincia, lunedì o al massimo martedì intendono tornare sui banchi di scuola riprendendo le regolari lezioni, annunciano però di voler dare un seguito alla protesta, lanciando sul web un appello alle altre scuole. «Vorremmo creare – dice Tommaso Marchi - una piattaforma internet, sotto forma di sito o blog, per mettere in rete le istanze delle varie scuole creando un movimento che arrivi a coinvolgere gli istituti di tutta Italia e magari portare queste richieste a Roma».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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