Il Tirreno

La cittadella, un flop lungo 15 anni

di Andrea Rocchi
La cittadella, un flop lungo 15 anni

22 ettari di capannoni, aree espositive, alloggi e negozi. Un iter tormentato, poi la crisi dà il colpo di ko al consorzio

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CECINA. Le concessioni sono del 2005. Ma dell'operazione cittadella si parla ormai da 15 anni almeno. Una telenovela, condita di anno in anno di annunci, ritirate, promesse, impegni, sbandierati tagli del nastro e repentini cambi di rotta. L'area a servizio del porto, ma soprattutto a servizio delle imprese nautiche che da anni lamentano carenze di spazi e difficoltà nella logistica, resta un grande punto interrogativo.

Sei anni fa, nell'agosto 2007, sembrava fosse arrivata la tanto attesa svolta, l'apertura del cantiere. Ma si trattava di un fuoco di paglia. Di quei giorni densi di speranza, oggi, resta un cartello posto all'interno di un'area recintata di arancione, ad ovest di San Piero in Palazzi. E poco di più: una strada, l'inizio di scavi per le fognature. Quelle opere di urbanizzazione sancite in convenzione e poi rimaste lettera morta.

«Abbiamo speso 500mila euro dei 2,5 milioni previsti», rammenta oggi con amarezza Giuseppe D'Addezio, presidente del consorzio nautico che raggruppa gli operatori interessati all'operazione Cittadella. Un consorzio che negli anni ha perso soci per strada ed oggi è rimasto con una ristretta "coalizione dei volenterosi" guidato proprio dal titolare della Marina Tre, ma col portafoglio decisamente ridimensionato da una crisi che ha quasi ucciso il settore. Confessa D'Addezio: «Negli ultimi due anni il giro di affari della nautica è diminuito dell'86%. Il nostro cantiere da 25 dipendenti che aveva è rimasto con 8. La crisi non ha risparmiato nessuno e lo scenario, se continuerà questo regime di tassazione, non lascia ben sperare». D'Addezio ricorda che solo di Imu, per i suoi capannoni nell'area artigianale delle Morelline, paga dai 12 ai 14mila euro. «Si parla di una possibile ripresa nel 2014. Vediamo».

Intanto, sul taccuino, il settore nautico segnala una serie di segni negativi, con aziende che hanno dovuto chiudere i battenti ed altre che stentano a tirare avanti. E pensare che fino a pochi anni fa la nautica era un settore capace di muovere sul solo territorio provinciale 20 milioni di fatturato, dando lavoro a 150 imprese. Oggi i numeri si sono drasticamente ridimensionati, così come le prospettive di sviluppo. In uno scenario simile la Cittadella di S. Pietro in Palazzi, partita già con alcuni problemi all’origine (il contenzioso fra i proprietari dei terreni è stato risolto solo nell'agosto 2010 e prima l’iter burocratico non è stato certo dei più celeri) rimane poco più di una promessa o di un impegno. Gli imprenditori del consorzio non hanno mai smesso di crederci, così come l’amministrazione comunale di Cecina che ha chiuso già da 8 anni l’iter autorizzativo col rilascio delle concessioni. Ma sui 22 ettari di terreni l’operazione Cittadella (da oltre 20 milioni di euro) si è ben presto arenata nonostante la ghiotta opportunità di aree edificabili (117mila metri quadrati, 4620 mq di aree espositive e 28mila di parcheggio). Il colpo mortale l’ha inflitto la crisi. Il consorzio ha perso per strada alcuni soci e pur cominciando a lavorare sulle urbanizzazioni ha dovuto presto alzare bandiera bianca. Tre anni fa la svolta sembrava poter arrivare dall’interessamento di un colosso come Azimut. Ma anche in questo caso si è trattato di un fuoco di paglia: diverse le ambizioni di un’azienda che fa scafi da oltre 60 metri rispetto ad un circondario della nautica con aspirazioni più modeste. Così ai soci è rimasto il cerino in mano. E l’operazione Cittadella è rimasta, fino ad oggi, soo un cartello in un campo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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