Il Tirreno

Commercio in crisi e nessuno se la sente di guidare il Ccn

di Rino Bucci
Commercio in crisi e nessuno se la sente di guidare il Ccn

Presidente e consiglio sono scaduti da settembre Lettera ai soci: qualcuno si assuma la responsabilità

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CECINA. Tutti decaduti. Dalla fine di settembre il Centro commerciale naturale non ha né una guida né un consiglio. L’associazione, che riunisce gran parte degli esercenti lungo corso Matteotti e vie limitrofe, è nata per preservare i piccoli negozi di vicinato, le botteghe, che da decenni caratterizzano la città.

Dal 2009 a questa parte sono state organizzate manifestazioni, incontri, serate e iniziative solo per far rimanere alta l’attenzione sulla zona pedonale. Con alterne fortune e risultati oscillanti.

A quattro anni dalla costituzione del Ccn, però, la vera novità è che non sarà affatto facile trovare una nuova guida, manca il ricambio. L’attuale presidente Roberto Bartoli ha già fatto sapere che non vorrebbe candidarsi. «Lo farei solo nel caso in cui si costituisse una squadra volenterosa e appassionata, altrimenti lascio perdere, non ne vale la pena», dice.

Se Bartoli lascia aperto uno spiraglio, l’ex presidente Catia Giannoni conferma la sua definitiva uscita dal governo del Ccn pur assicurando di essere disposta «a dare una mano» dall’esterno. Per alcuni era la più quotata al rientro nella guida del gruppo. «In questi mesi le mie priorità sono cambiate – spiega la titolare della profumeria Giuse – per questo non ho alcuna intenzione di candidarmi. Penso però che il Centro commerciale debba continuare a esistere e lavorare bene come ha fatto in questi anni. Per la sopravvivenza dei negozi di vicinato è essenziale». Insomma, la lista di candidati per sostituire Giannoni e Bartoli non sembra per niente lunga, anzi pare proprio che, al momento, non ci sia nessuna lista. Per questo motivo nei prossimi giorni gli iscritti all’associazione faranno girare una lettera tra i soci. Cosa c’è scritto? Semplicemente si chiede a chi ne abbia voglia e tempo di mettersi in gioco e assumersi la responsabilità oltre che del proprio negozio anche del Centro commerciale naturale. In ballo c’è qualcosa di importante: l’arrivo dei clienti in città e la sopravvivenza delle attività. Del resto la situazione non è delle migliori; in corso Matteotti ogni giorno si aggiungono vetrine vuote, l’utenza si sposta dove ci sono i grandi centri commerciali e la pressione fiscale (per ultimo l’aumento dell’Iva) sta seriamente mettendo in difficoltà una zona che dei servizi ha fatto la sua vocazione economica. Va anche considerato che negli anni più volte sono falliti i tentativi di aggregazione tra gli esercenti. Come è stato difficile trovare un accordo sulle aperture domenicali, una quadra su quelle nelle sere d’estate e sopire il rimpianto per l’Aurelia che correva davanti alle vetrine. «A Cecina ognuno guarda al proprio orticello e basta, non si riesce a far sistema», è il ritornello che corre di saracinesca in saracinesca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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