Sicurezza
Aurelia, chiusi il 22% dei negozi E anche le piazze si svuotano
Lungo il corso 17 saracinesche chiuse su 62 attività: resistono agenzie immobiliari e compro oro. Confesercenti: «I mercatini non bastano più». Chiesto un progetto urbanistico per il settore
ROSIGNANO. Anno dopo anno, silenziosamente si abbassano le saracinesche dei negozi che si affacciano lungo la via Aurelia a Rosignano Solvay. E ora, nella consapevolezza che non possono essere solo i mercatini o le manifestazioni organizzate dal Ccn o dalla Pro Loco a risollevare le sorti di quello che fino a dieci anni fa era il cuore pulsante del commercio comunale, anche le associazioni di categoria vivono attimi di scoramento. Il nostro viaggio inizia da piazza Pardubice e termina alla sede del Commissariato di Rosignano, ossia quel tratto d’Aurelia dove fino a qualche anno fa si consumava “lo struscio”, dove i giovani si incontravano e dove le vetrine di orafi, negozi di abbigliamento, di calzature facevano bella mostra di sé. Oggi sono 62 le saracinesche alzate e ben 17 quelle chiuse: quasi il 22% delle attività un tempo presenti. Ma, è bene precisare, di quei 62 fondi aperti, 12 sono occupati dalle Agenzie Immobiliari e 2 da attività che Comprano oro.
In sintesi, come fanno notare anche le associazioni di categoria, sono solo 48 i negozi commerciali su 79 fondi presenti. Troppo pochi. Chiusi bar, come il Majorca, chiuse librerie e rivendite di giornali, chiusi orefici e negozi di abbigliamento e chiuse pure – come qualcuno fa notare - alcune agenzie Immobiliari. Non hanno retto neanche loro. L’H5 - ossia la zona che dovrebbe svilupparsi tra Rosignano Solvay e Caletta e dove, sulla carta, da vent’anni è previsto lo sviluppo commerciale del paese, sembra ormai una chimera. Incontri, dibattiti tra i cittadini, ma neppure un mattone è stato ancora murato in terra. Nessuna villetta costruita, figuriamoci il centro commerciale. Intanto la crisi morde e “i mercatini e tutte le altre iniziative importanti che vengono organizzate con fatica – dicono Paolo Biasci della Confesercenti e Domenico Chiste della Confcommercio – da sole non possono più bastare”.
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