Gioco
Palazzo Fiorito e la fideiussione «L’assicurazione non ci paga»
Il Comune deve ancora riscuotere i 432mila euro a garanzia degli interventi di urbanizzazione L’assessore Carli: «Vogliamo riscuotere entro fine anno, se la Toro non paga andiamo in tribunale»
CECINA. È passato oltre un anno ma la fideiussione per portare a termine gli oneri di urbanizzazione legati a palazzo Fiorito non è stata riscossa. Dal 15 settembre 2012 il Comune ha un nuovo interlocutore, l’assicurazione Toro, da cui cercherà di incamerare i 432mila euro che erano a garanzia dell’intervento. Ci sono stati più solleciti ma, ad oggi, tra la compagnia e i funzionari dell’ente si va avanti a carte bollate. Non è escluso che – come potrebbe accadere per via Boccaccio – si debba ricorrere ad un’aula di tribunale.
«Come riferito più volte a settembre dell’anno scorso – dice l’assessore all’urbanistica Giamila Carli – abbiamo presentato richiesta formale per riscuotere la polizza. A dicembre 2012 abbiamo di nuovo sollecitato il pagamento alla Toro senza ottenere risultati». Da quel giorno sarebbe solo iniziato un carteggio con richiesta di integrazioni e invio di planimetrie tra gli uffici. «A questo punto siamo a un bivio – dice l’assessore – o la compagnia liquida la somma o il nostro legale inizierà a spedire le ingiunzioni di pagamento. Vogliamo che la questione sia conclusa entro la fine dell’anno». Quei soldi, a otto anni dalla stipula della convenzione tra palazzo civico e la Cecina Futura srl (che oggi risulta in liquidazione), serviranno per completare tutti gli oneri connessi alla riqualificazione dell’ex ospedale. E ci sarà da lavorare: manca la pista ciclabile di via Manzoni, non è stato rifatto il manto stradale di via Marrucci e neppure la fognatura; mai visti i marciapiedi (sempre in via Marrucci) così come l’attraversamento pedonale rialzato in via Montanara e in via Manzoni. Mancano anche gli alberi (ancora su un lato di via Marrucci) e vanno abbattute le barriere architettoniche. La storia di questa avventura immobiliare è nota, e va a braccetto con altri mezzi flop di grandi lottizzazioni concepite tra le fine degli anni ’90 e i primi scorci del duemila.
La crisi. Trasferito l’ospedale in via Montanara si pensò di riqualificare il vecchio edificio con appartamenti a due passi dal centro. Alla terza asta l’immobile andò alla società Cecina Futura srl che avviò i lavori e riuscì a completarli in un triennio. Dal punto immobiliare fu un mezzo disastro. Dei settantanove appartamenti realizzati solo poco più della metà è stata venduta. Poi ci sono i ventuno uffici e i diciotto fondi commerciali. Quelli sono stati acquistati in gran parte ma hanno presto dovuto far fronte alla crisi economica arrivata nel 2008; oggi restano perlopiù vuoti e fuori dal circuito degli acquisti che anima il centro.
Oneri. Va anche detto che, da convenzione, gli oneri di urbanizzazione (in parte realizzati) sfioravano il milione e 750mila euro. Già dal 2008, però, sia in consiglio comunale che tra i cittadini venne sollevata la questione della mancata conclusione delle opere connesse alla riqualificazione. Un testimone che, dopo le elezioni, il neo sindaco Benedetti consegnò a Giamila Carli. Fu proprio Benedetti, però, a spiegare in veste di assessore, che a garanzia degli oneri mancanti c’era una fideiussione stipulata dalla Cecina Futura con la compagnia Italica Spa.
Il fallimento. Un anno dopo venne fuori che la Italica Spa era in fallimento. Si scoprì anche, grazie alle attenzioni della procura di Cassino e alle indagini della Guarda di finanza di Firenze, che l’Italica faceva parte di un mazzo di altre venti società con cui, in sostanza, un’associazione criminale stipulava fideiussioni senza avere requisiti e autorizzazioni. L’avvio delle indagini era stato un caso molto simile a quello di palazzo Fiorito: una ditta non aveva concluso dei lavori e il richiedente aveva chiesto l’escussione della garanzia assicurativa.
Nuova stipula. Dopo mesi di trattative e un rimpasto societario la Cecina Futura srl riuscì a sottoscrivere una nuova fideiussione con la Toro. L’opposizione chiese subito la riscossione mentre il Comune cercò di temporeggiare nel tentativo di non far fallire la società immobiliare. A due anni dalla nuova stipula venne formalizzata la richiesta di escussione (settembre 2012).
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