Il Tirreno

Rossi contro il porto di Cecina: «Farà più danni del rigassificatore»

Rossi contro il porto di Cecina: «Farà più danni del rigassificatore»

Il presidente: «Tra gli oppositori all’impianto di Rosignano ci sono persone che hanno interessi nello scalo cecinese»

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CECINA. «Il porto di Cecina? Fa più danni all’ambiente del rigassificatore di Rosignano». Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi interviene a gamba tesa sulla questione del nuovo scalo in costruzione a Marina. Durante un convegno organizzato alla Scuola Normale di Pisa, al quale era presente anche il professor Salvatore Settis, Rossi ha parlato del progetto per il rigassificatore Edison-Solvay di Rosignano, di cui si discute ormai da oltre un decennio, facendo un paragone che di sicuro farà discutere: «Il Comitato che si oppone al rigassificatore è formato da persone con interessi nel porto di Cecina, che fa danni all’ambiente ancora più devastanti». Questa la sottolineatura del governatore. Che poi ha proseguito: «Quella del rigassifacatore è una questione che va avanti da anni – ha detto il presidente – L’impianto servirebbe a fornire energia allo stabilimento della Solvay. Il problema è che quando nel dibattito pubblico prevalgono le questioni ambientali tutti sono contrari alla sua realizzazione, quando invece la scena è dominata dal tema del lavoro e degli operai in cassa integrazione allora tutti quanti sono a favore. C’è un po’ di sclerotizzazione in questo atteggiamento e anche gli organi di stampa cavalcano di volta in volta il tema vincente».

Il progetto del rigassificatore a Rosignano è rimasto in stand-by per diversi anni, a causa delle esitazioni della multinazionale della chimica e di alcuni ritardi nell’iter di valutazione. La costruzione di un analogo impianto a Livorno, da parte dei tedeschi della E.On e di Iride, ha poi bloccato l’intera procedura dato che il Piano energetico della Toscana non prevede due rigassificatori.

Rossi e Settis hanno poi continuato a confrontarsi su vari argomenti, trovandosi d’accordo sulla necessità di (ri)dare voce ai cittadini. «Vi siete mai chiesti – detto il professore – perché ogni progetto di revisione restringe i diritti invece di estenderli? I cittadini hanno in mano una bomba che si chiama Costituzione, per questo i partiti la vogliono cambiare: indignarsi non basta». (g.p.)

(ha collaborato Gianluca Campanella)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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