Il Tirreno

Nasce il comitato a difesa della costa «Il porto, un danno»

di Antonio Valentini
Nasce il comitato a difesa della costa «Il porto, un danno»

Ottanta persone al dibattito organizzato al Mediterraneo Il geologo Caniparoli: «Marina sott’acqua in caso di piena»

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CECINA. Con la diga del porto la corrente costiera viene deviata fino a scontrarsi con quella tirrenica, causando il deposito di sedimenti su fondali profondi, senza che il moto ondoso riesca a intercettarli. Il primo, tangibile risultato consiste nella sottrazione di materiale al ripascimento delle spiagge. La massicciata, poi, è costituita da materiale rigido, le onde ci rimbalzano contro e danno forza a quelle successive. L’erosione aumenta. Come se non bastasse, la cementificazione delle sponde favorisce l’ingresso di acqua marina nell’alveo del fiume: i sedimenti trasportati dall’acqua dolce si depositano prima della foce e l’intero abitato di Cecina Mare è a rischio in caso di piena. «Il porto di Cecina Mare è un’opera sbagliata», conclude Riccardo Caniparoli, il geologo che per conto di Italia Nostra ha presentato le osservazioni al progetto che la Circolo Nautico Spa ha avviato da tempo, prefigurando uno scenario erosivo di cui l’estate scorsa si è avuto un assaggio, benché localizzato a nord e non a sud della diga foranea. Caniparoli è intervenuto nel corso del convegno-dibattito dal titolo “Porto di Cecina: opportunità per il turismo o scempio ambientale?”. Assieme a lui, oltre alla filosofa Roberta de Monticelli che da sempre si batte contro l’opera, c’erano Marcello Demi (Wwf), Silvia Pardini (esperta di diritto amministrativo), Massimo Morisi (garante per la comunicazione della Toscana) e Antonio Dalle Mura (Italia Nostra). Al dibattito, organizzato all’Hotel Mediterraneo di Cecina Mare, ha partecipato un pubblico di ottanta persone, che poi è andato lentamente a ridursi.

Nasce un comitato. Il risultato più tangibile dell’incontro sta nella costituzione del “Comitato per la difesa della costa”, al quale si poteva aderire annotando le generalità su un modulo. Roberta de Monticelli ha voluto sottolineare che «il comitato (già rintracciabile su “Facebook” alla pagina “I marinesi”) è il prodotto di una cittadinanza attiva senza partiti, con orientamenti molto vari». In ogni caso in sala c’erano esponenti del Movimento 5 Stelle, di Sel e di Medicina democratica. Assenti, invece, gli amministratori comunali e provinciali, che de Monticelli a più riprese ha ricordato di avere invitato.

Le cozze del Cnr e la Via. A tratti il dibattito è apparso una disputa accademica. Però ha proposto spunti interessanti, come quello di Marcello Demi che ricorda lo studio condotto da un ricercatore del Cnr il quale, attraverso le cozze, ha dimostrato che la concentrazione di metalli pesanti davanti alla foce del Cecina è pari a quella nel porto della Spezia. «Ebbene - si chiede - se il ripascimento delle spiagge cecinesi viene eseguito con le sabbie ricavate dall’escavo nell’alveo, quale affidabilità sanitaria sono in grado di fornire?». Poi critiche a Fabio Zita, fino a un anno fa dirigente regionale incaricato delle valutazioni d’impatto d’ambientale: «A Castellina rivelò di basarsi su un metodo di lavoro singolare, consistente nella presa d’atto delle dichiarazioni dei tecnici prezzolati». Insomma, lascia intendere Demi, un sistema che stride con la funzione di garanzia di un ente.

Il nodo dell’interesse pubblico. A questo punto il dibattito vira sul tema dell’interesse pubblico. La domanda è questa: il nuovo porto a Cecina Mare è stato concepito secondo il criterio dell’interesse pubblico? Silvia Pardini, a suo tempo redattrice della lettera aperta contro l’opera, sottolinea che per Cecina «l’interesse pubblico prioritario non era costituito dall’aspetto economico ma dal prezzo ambientale. E chiediamoci anche quale sia la diminuzione del valore pubblico derivante dalla realizzazione del porto». In realtà, risponde Massimo Morisi, nessuno sa cosa sia l’interesse pubblico, il quale non esiste in sé e anzi va individuato.

L’iter sarebbe stato diverso. La Regione, dice Morisi, sta cimentandosi con la riforma della legge urbanistica e sta per voltare pagina. «Se questa fosse stata in vigore, l’iter del porto di Cecina sarebbe stato diverso, poiché dentro al procedimento sarà codificata la partecipazione, uno strumento attorno al quale potrà esser definito l’interesse pubblico». Quindi Morisi introduce la questione del rapporto tra lo strapotere dei tecnici e la valutazione politica: «Sarebbe auspicabile che la conferenza dei servizi si svolgesse a porte aperte - aggiunge-: c’è bisogno che il percorso tecnico si tenga di fronte al pubblico». Infine il terzo elemento, consistente nel sistema del monitoraggio partecipato e periodico, indispensabile alla «rete del paesaggio regionale, visto che nulla di ciò che calpestiamo è nostro».

Le simulazioni e i pini. Ad Antonio Dalle Mura era affidato il compito di concludere ancor prima che il pubblico intervenisse: i relatori avevano degli impegni e il dibattito andava avanti da quasi tre ore. Ciò non impedisce a Dalle Mura di essere ugualmente incisivo. Basandosi sulle sue competenze di ingegnere, sottolinea che i modelli in vasca (a cui il porto di Cecina è stato sottoposto) non meritano la fama che li circonda. Anzi: «Lo studio fatto in vasca non serve a nulla, il modello fisico è solo la traduzione del modello matematico». Vale a dire che se il primo è sbagliato, il secondo non può dare risultati affidabili. A questo punto si apre un dibattito già stanco. Gino Carugi profetizza che «il porto non andrà avanti, ogni cecinese dovrà adottare un masso e portarselo via». E Alessandra Casini, cliente del campeggio Bocca di Cecina, fa presente che i lavori causeranno il taglio di 170 pini del tombolo nord. Un ulteriore sacrificio ambientale di cui nessuno sa capacitarsi. Forse, ammette Pietro Campanelli, era meglio accontentarsi del raddoppio della darsena.(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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