Il Tirreno

Spariscono i marchi dal centro: è la crisi delle grandi catene

di Rino Bucci
Spariscono i marchi dal centro: è la crisi delle grandi catene

Giù le saracinische di Geox e Benetton, in bilico Sisley Il saldo aperture è attivo per estetiste, tatuatori e ambulanti

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CECINA. Dai uno sguardo ai numeri delle attività commerciali su Cecina e ti sembra che la crisi non esista. Salta all’occhio che in un anno invece di diminuire il complessivo dei negozi è cresciuto: dai 797 esercizi del 2012 agli 806 di quest’anno. Poi, parli con gli esperti, analizzi i dati e scopri un’altra verità. Del turn over ne abbiamo già scritto: è il vortice che a velocità sempre più incredibili si mangia negozi e ne fa aprire altri. Si è parlato degli effetti disastrosi sul commercio locale composto da piccole attività che spariscono (il Centro commerciale naturale è nato per tutelarle) per lasciare il posto alle grandi catene. Ciò a cui non avevamo ancora assistito è l’entrata nella spirale del turn over delle grandi catene di franchising.

Si pensava fosse quest’ultima categoria, in una sorta di selezione darwiniana, a poter sopravvivere alle spalle delle botteghe a conduzione familiare. Invece, non è così e le vetrine di molte attività cecinesi in franchising lo dimostrano. Anche le catene sono in crisi. Ne è l’esempio la chiusura di Geox su corso Matteotti, la sparizione del marchio Benetton dopo anni di onorata carriera, quello probabile di Sisley dove sembra sia in atto una mini rivoluzione. «La situazione è abbastanza critica – spiega l’assessore al commercio Enrico Pieraccini – per esempio, il fatto che sparisca da Cecina Benetton se è condivisibile da un punto di vista imprenditoriale è un qualcosa che non fa certo bene alla città. Mi auguro che a qualcuno possa venir in mente di riportarlo, ma non nei centri commerciali, altrimenti si rischia di danneggiare il commercio di vicinato. In questa congiuntura negativa una parte importante la giocano gli affitti: i proprietari dei fondi dovrebbero abbassare le pretese.

E gli stabili vuoti lo dimostrano. Soluzioni? Avevamo proposto alle associazioni lo shop temporary, la costituzione di attività per un breve lasso di tempo o la costituzione di associazioni tra imprenditori per affittare i fondi più grandi. E penso a quello vuoto vicino al ponte». Le aperture sono aumentate nel corso del 2013, dicevamo. Ma andiamo a scorporare i dati. A fronte di nove saracinesche in più rispetto al 2012 è cresciuto il numero degli estetisti (+3), dei tatuatori (+3), degli ambulanti (+2). Il resto marca il segno meno.

«La crisi dei franchising? Era inevitabile. Prima le grandi catene hanno cannibalizzato i negozi a conduzione familiare – dice Catia Giannoni, commerciante cecinese – poi però la campana è suonata anche per loro. È accaduto un po’ ciò che avvenne coi discount che avrebbero dovuto spazzare via i supermarket. Sono 15 anni che stiamo passando da una crisi all’altra e dopo i piccoli sono andati in panne anche i grandi. Colpa anche della deregulation che ha permesso di far convivere per esempio in piazza della Chiesa due ottici e due profumerie in un fazzoletto. Quale possa essere la ricetta per sopravvivere? Sembra ovvio, ma è la qualità del prodotto e la gentilezza. Queste sono le regole d’oro del buon commerciante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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