Il Tirreno

La Provincia dice sì alla cava del Gozzone

La fornace Donati spera di tornare in attività, polemiche degli ambientalisti Kutufà: «È una proposta che va in commissione, sono possibili modifiche»

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CASTELNUOVO. Approvata dalla giunta provinciale la proposta del piano cave per l’intero territorio costiero. Un atto che di fatto fa segnare un punto a favore della fornace Donati, che da anni chiede di poter avviare una nuova zona di escavo sulle colline intorno a Castelnuovo della Misericordia, in zona Gozzone. La richiesta dell’azienda, che produce laterizi e impiega circa 70 dipendenti (tra la sede di Gabbro e quella di Campo nel Pisano), è legata al fatto che la vecchia cava di Staggiano, al confine con il territorio di Collesalvetti, è esaurita. La Donati sottolinea da tempo di aver bisogno di argilla di qualità (miocenica), che potrebbe essere estratta proprio in zona Gozzone e permetterebbe all’azienda di acquistare competitività sul mercato.

Ad opporsi alla nuova cava titolari di agriturismi e aziende agricole dei colli rosignanesi insieme a tanti cittadini, che nei mesi scorsi si sono riuniti nel Comitato salvaguardia e sviluppo territorio occupazione (Cssto), sottolineando l’impossibilità di una coesistenza tra un fronte estrattivo e la vocazione agricola e turistica dei colli intorno a Castelnuovo.

Ieri mattina la decisione della giunta provinciale, che ha approvato la proposta del nuovo piano cave, al cui interno è inserita anche quella del Gozzone. Se da una parte la scelta della giunta fa tirare un sospiro di sollievo all’azienda e ai sindacati dei lavoratori, dall’altra non può fare altro che alimentare le contestazioni da parte del Comitato, che promette battaglia.

«La produzione- spiega Massimo Tinucci, responsabile commerciale della Donati laterizi - è ferma in ambedue gli impianti. E i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria fino a dicembre, sono in attività solo pochi addetti alle vendite». Ovvio il desiderio dell’azienda di veder approvato al più presto dal consiglio provinciale il nuovo piano cave.

Dall’altra parte le polemiche del comitato, che riunisce già oltre cinquanta soggetti. «Abbiamo chiesto nuovi incontri - spiega Beatrice Pizzi, portavoce del Comitato - al sindaco e ai presidenti delle commissioni consiliari di turismo, lavoro e ambiente sia della Provincia e del Comune, ma da nessuno abbiamo avuto una risposta chiara». Il Comitato annuncia di voler proseguire la protesta. «Abbiamo contattato alcuni esperti di agronomia e geologia - prosegue Pizzi - per capire come una nuova cava andrebbe a mutare l’ambiente. Il nostro territorio è stato sfruttato e maltrattato a sufficienza, tanto più che la cava verrebbe realizzata a poche centinaia di metri dalla discarica di Scapigliato. Noi continuiamo a protestare, oltretutto parte dei dipendenti della Donati potrebbero essere reimpiegati in un progetto turistico previsto in zona Paltratico». L’azienda, tramite Tinucci, taglia ogni possibilità di confronto: «di questo progetto se ne sente parlare da oltre dieci anni ed è solo un’ipotesi, mentre noi abbiamo oltre 70 dipendenti».

Intanto, dopo l’approvazione della proposta della giunta provinciale, il piano cave passa all’esame della terza commissione provinciale (Ambiente e territorio): «per un ulteriore confronto - si legge in una nota della Provincia - che potrà prevedere audizioni di soggetti esterni». «Questa - precisa il presidente della Provincia Kutufà - è una proposta, in itinere la commissione può prevedere modifiche e integrazioni, che poi dovrebbero ripassare dalla giunta. Solo dopo l’approvazione del consiglio il piano sarà pubblicato e ci saranno sessanta giorni per le osservazioni».

Anna Cecchini

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di Redazione web