Finanza
«Cecina perde la propria identità»
L’avvocato Villani: una soppressione senza senso, aumenteranno i disagi
CECINA. C’è rabbia, c’è dolore e c’è amore in una lettera che ci ha inviato l’avvocato Francesco Villani, tra quelli che con più forza si è battuto in questi anni per la difesa del tribunale.
«Quando per tanto tempo frequenti un luogo - scrive Villani - tutto ciò che vi è contenuto inizia a far parte di te, e quando lo vedi smontare e portare via è come se ti strappassero un pezzo d'anima.E ripensi a quella gente che è passata di lì lasciando in quel luogo un po' delle loro attese, dei sogni, delle angosce, delle speranze; a tutti i magistrati, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari e impiegati che si sono succeduti, e che non sono più con noi, ma che vivevano per sempre in quelle stanze ora vuote; e ti prende un profondo senso sconforto, anche perché chiudere il tribunale di Cecina non ha senso: la struttura era nuova, il carico di lavoro importante, era un presidio delle istituzioni a contatto con il cittadino, essenziale perché questo si sentisse parte di un'unica società organizzata che si chiama Stato. Ma le esigenze "dell'economia" hanno ormai preso il sopravvento sulle esigenze della gente, che dovrà assumersi il nuovo disagio di recarsi a Livorno per comparire di fronte a un giudice per chiedere giustizia, o per difendersi dall'ingiustizia, o solamente per dare assistenza a un caro incapace, senza rendersi conto che di risparmio non ce n'è, dal momento che l'immobile è già stato pagato dai cecinesi (e ne beneficiavano anche i cittadini di altri 10 comuni), il personale viene solo trasferito, e che le forze dell'ordine dovranno recarsi a Livorno anche solo per confermare un rapporto».
«Cecina - prosegue Villani - perde un altro pezzo della sua identità a scapito di una Livorno sempre più livornocentrica, per la quale la provincia finisce a Quercianella; oggi il tribunale, ieri la borsa merci e lo scalo merci ferroviario, domani l'ospedale, l'ufficio del registro e chissà cos'altro in un lento e inesorabile declino. Anni fa andai in udienza al tribunale di Napoli, e presentandomi al giudice, e dicendo da dove venivo, si alzò in piedi mi dette la mano e si complimentò perché il tribunale di Cecina era uno dei più efficienti d'Italia.Ne fui orgoglioso».
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