Sicurezza
Il re della Targa Cecina «Ho trionfato ma basta»
Capretti, vincitore dell’ultima corsa podistica, raggiunge quota 12 e dice stop «Ho quarant’anni, è ora di ritirarmi. I miei avversari saranno contenti...»
CECINA. La storia della Targa Cecina è fatta di moltissimi personaggi, la maggior parte operanti dietro le quinte e altri più in evidenza. Alla base di tutti, chi per i carri e chi per lo sport, sta l'amore per questa manifestazione che rinfocola continuamente passione e spirito di volontariato, sospinge ad andare avanti nonostante difficoltà crescenti sul loro cammino.
La corsa podistica è la "storia" della manifestazione, che prende il nome da essa, dal 1929, e dunque "storici" sono tutti i suoi vincitori. Nomi da leggenda quelli di Bruno Gasperini, Roberto Marconi, Angelo Simoncini, Piero Cottone, Sauro Papi, Franco Simoncini, Paolo Barreca, Gianfranco D'Agresta, Daniele Clementi, per aver vinto più di una corsa. Ma epico è quello di Andrea Capretti, dominatore negli ultimi quindici anni. Sempre con la maglietta verde bordata di marrone del Campaciocchi (il rione ne ha ben donde di vantarsi nei confronti degli altri dato che il regolamento oggi è diverso dall'originale). Capretti vinse per la prima volta nel 1999 e non fu una sorpresa, alla vigilia era tra i favoriti: «Begli anni quelli - ricorda Andrea - Ho cominciato tardi a fare attività agonistica, ma allora correvo il mezzofondo in pista e la cosa mi aveva agevolato, ero più allenato rispetto agli avversari». Dal 1999 Capretti ha sempre vinto eccetto nel 2002, 2006 e 2009: «Quella del 2002 non la potei correre perché infortunato; sarebbe stata una bella battaglia con Clementi, pure lui faceva attività agonistica, e infatti vinse. Nel 2006 fui battuto in volata dal giovane rampante Davide Baneschi, comunque commisi un errore tattico che tornando indietro non rifarei. Nel 2009 fu competizione a staffetta, gli organizzatori avevano provato a cambiare sistema, e tale tipo di gara non era assolutamente per me. Io, addirittura, dal mezzofondo e fondo in pista ero gradatamente passato alle corse podistiche, sino alla mezza maratona».
Si è ora arrivati alle quattro vittorie consecutive, l'ultima appunto domenica nella 52ª Targa Cecina. Capretti ha fatto 12, una schedina corta. Ma il portacolori del Campaciocchi non intende tentare il 13. L'annuncio è a sorpresa fino a un certo punto, per un atleta arriva sempre il momento di dire basta. Ed è senz'altro meglio farlo quando uno è vincente. Re Capretti abdica. Sul percorso Andrea è arrivato solitario e silenzioso, come sempre; del resto per lui non c'è motivo di vantarsi, è vietato mettersi in luce, anche per la normale vita che fa, routine lavoro di dipendente dell'Asl e famiglia. Si avvicina e sussurra: «Guarda, lo dico a te solo: corro questa e smetto, è l'ultima comunque vada». Forse Capretti aveva paura di perdere; e in effetti ha rischiato molto, gli c'è voluta veramente la zampata del leone, ha dovuto tirare fuori tutto il suo orgoglio di campione e soprattutto tutte le sue forze per aver ragione di Lorenzo Bottazzoli, giovane emergente di giornata. «E' stato bravissimo, mi auguro che continui» ha chiosato Andrea, aggiungendo: «E' stata una faticaccia, lo era stata già l'anno scorso. L'annata non è andata male; mi sono allenato più o meno regolarmente e nell'ultimo mese ho vinto pure qualche corsa. Ma certo la fatica a quarant'anni si sopporta peggio. Poi c'è da pensare di più alla famiglia, che cresce». E' seguita la conferma di Andrea Capretti: «Se prima l'ho detto a bassa voce, ora lo ripeto con questi qui attorno, che mi stanno festeggiando per l'ultima volta. Smetto di correre la Targa». E tira la frecciatina: «I miei avversari saranno contenti».
Su Capretti c'è già un aneddoto: ha venduto le medaglie d'oro vinte. «No comment - risponde lui - la gente può dire ciò che vuole». Chiaro, ognuno può fare quel che vuole aggiungiamo noi.
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