Italia
«Solvay, traparenza dal Comune»
M5S sull’azienda: «Crea economia, gli enti locali dovrebbero gestire»
ROSIGNANO. Sulle problematiche della Solvay, scarichi a mare, sfruttamento di acqua e salgemma è mancata, secondo il Movimento 5 Stelle di Rosignano l’informazione e la partecipazione dei cittadini. «L’unico modo per risolvere i problemi – scrivono in una nota Flavio Fabbri, Davide Lombardi e Rosy Sergi attivisti del Movimento - è ammetterne l’esistenza ed affrontarli». Perché «è necessario uscire dalla contrapposizione tra sviluppo economico e diritti dei lavoratori da una parte e rispetto dell’ambiente e diritto alla salute dall’altra», uscita ancora una volta dal dibattito che si è tenuto alla festa del Pd a Rosignano Marittimo e che ha avuto come protagonista il direttore della fabbrica Solvay, Davide Papavero. Ma anzi: «noi del movimento siamo ben contenti che la Solvay riesca a creare economia in specie in questo periodo di fortissima crisi, ma le amministrazioni locali devono farsi portatrici delle istanze dei loro concittadini, con trasparenza, e senza incitare alla bipolarizzazione del contrasto». Il problema è dunque quello dell’informazione partendo dalla crisi che sta attraversando la Solvay al piano industriale «che ha incassato l’istantanea adesione degli amministratori locali – continua la nota - senza che se ne conoscano i contenuti. Il sindaco Franchi e l’assessore regionale Simoncini hanno esposto con dovizia di particolari cosa un amministratore non può fare a causa del patto di stabilità, omettendo però quello che può fare nonostante il patto di stabilità». Per quanto riguarda il problema dell’estrazione di salgemma e l’uso dell’acqua il M5S ha ricordato tutto l’iter della vicenda: «il Wwf non ha fatto un ricorso contro Solvay ma contro la Regione e le prescrizioni che ha ritenuto di inserire nella Valutazione di impatto ambientale. Tali prescrizioni erano di fatto peggiorative rispetto al progetto Solvay. La Regione poi, anziché mettersi intorno ad un tavolo con dei consulenti tecnici e trovare una soluzione, ha pensato di ricorrere al Consiglio di Stato che gli ha dato torto, facendo così perdere anni a Solvay». Per quanto riguarda gli scarichi a mare: «nel 2008 il rapporto Arpat ha stabilito che ammontavano a 129.218 tonnellate circa il doppio di quanto previsto nell’accordo di programma. In prossimità del rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale, Solvay sostiene che i parametri dell’accordo di programma non possono essere rispettati perché eccessivamente rigidi. E si appella alle “migliori tecniche disponibili” e a disposizioni europee che consentirebbero di rientrare nei parametri di smaltimento dei solidi sospesi. Anche in questo caso ci interessano le responsabilità degli amministratori: o si sono affidati a consulenti non all’altezza del compito oppure hanno siglato un accordo di programma, consapevoli del fatto che non si sarebbe potuto rispettare. In ogni caso l’informazione e partecipazione dei cittadini è stata assolutamente carente». (al.be.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
