Attenzione
Il porto? «Serve a difendere la costa»
In commissione consiliare tutti d’accordo: ripascimenti e pennelli resi possibili solo dalla sinergia tra pubblico e privato
CECINA. In tempi di vacche magre accade che l’avanzamento dei lavori al porto di Cecina Mare sia indispensabile per tutelare la fascia costiera dall’erosione. L’una e l’altra cosa procedono parallelamente. A dirla così sembra un paradosso, vista l’estate trascorsa a impressionarsi di fronte alle immagini della spiaggia divorata al Villaggio Francese, per il mare che lambisce il fabbricato dei bagni Aurora, per la duna sabbiosa dalle parti di Andalù che si fa sempre più alta e instabile a causa delle onde che la scavano di sotto. Però, hanno ribadito tecnici e politici ieri pomeriggio durante la riunione della commissione consiliare all’auditorium, senza i lavori alla foce del fiume sarebbe impossibile difendere il litorale dalle Gorette fino a 600 metri a sud della scogliera. E infatti le sabbie prelevate alla foce del Cecina (sulla cui affidabilità igienico-sanitaria tutti sono certi) serviranno al ripascimento: «La spiaggia di quest’anno è quella di sempre - ha sottolineato il progettista, l’ingegner Marco Pittori -. Ma alla fine di tutto saranno prelevati 500mila metri cubi di materiali da riversare sugli arenili cecinesi».
300 posti-barca venduti. Gli accordi sottoscritti tra parti pubbliche e parte privata (la Circolo Nautico Spa), sospinti dall’ottimismo della volontà, si trovano a fare i conti con la crisi strutturale del settore nautico, che ha largamente anticipato la recessione. Per questo i numeri riflettono il pessimismo della ragione: a fronte di un costo finale dell’opera preventivato in 130 milioni di euro, a ieri erano stati venduti 300 posti barca dei 786 previsti. Per la società costruttrice, alimentata ad azionariato diffuso, non è il massimo. Nel caso in cui ogni cosa fili per il verso giusto, pur in assenza di un’indagine di mercato e solo in possesso di proiezioni sui dati “Ucina” secondo i quali ogni posto barca produce dai 5 agli 8 posti di lavoro, il saldo positivo dell’occupazione in forma diretta sarà di 330 unità.Oltre quattromila se il riferimento va all’indotto, come riportato sul sito www.portodicecina.it. Ma su queste ipotesi, al di là di ogni valutazione di merito, pesa l’incognita della vendita dei posti barca, autentico propellente per la società costruttrice: «C’è un piano finanziario preciso - ha spiegato il presidente Giuliano Matteoli - ed è preventivata anche un’eventuale sospensione dei lavori».
L’erosione imprevista. Il cuneo provocato dal mare all’altezza del Villaggio Francese è ancora al centro delle valutazioni tecniche. E in particolare, ha sottolineato Enrico Bartoletti, geologo e dirigente della Provincia di Livorno, bisogna ancora stabilire se si tratta di un fenomeno permanente o, più semplicemente, stagionale. «E poi - ha aggiunto Marco Pittori - si tratta di cinquanta metri a fronte di un intervento su tre chilometri e mezzo di costa». Una possibilità che rientra nella casistica, insomma, un evento da compensare con quanto avvenuto nel campeggio vicino, quello dei fiorentini, dove invece la spiaggia è aumentata. E poi bisogna aspettare, prima di dire che c’è una relazione tra la diga e l’erosione visto che - è stato ancora Pittori a sottolinearlo - lo stato di avanzamento dell’opera è al 20% dei pennelli e al 10% del volume dei ripascimenti.
La sinergia indispensabile. I lavori per la difesa costiera riprenderanno a ottobre: «Se non ci fosse stata la sinergia tra pubblico e società costruttrice del porto - ha sottolineato Enrico Bartoletti - ci saremmo fermati a questo punto», lasciando intendere che gli 11 milioni stanziati anni fa sono esauriti. «Senza sinergia - ha aggiunto, la sabbia per il ripascimento sarebbe stata pagata 22-23 euro al metro cubo; in questo modo la paghiamo solo 7-8 euro». I lavori anti-erosione saranno completati entro il prossimo maggio e le proteste dei castagnetani, ha concluso Bartoletti, sono prive di fondamento. Anzi è bene che del materiale grossolano si mescoli con la sabbia fine e delicata che costituisce l’emblema turistico della località, poiché dà maggiori garanzie di stabilità.
Litorale a sud indifeso. La terra di nessuno inizia a seicento metri a sud dalla scogliera della Stella Marina. Anche il sindaco, Stefano Benedetti, se ne è mostrato preoccupato: mancano i soldi e, quindi, non c’è traccia di progetto anti-erosione. Però, ha ricordato il professor Enzo Pranzini dell’Università di Firenze, non esistono automatismi tra la costruzione del porto e l’accelerazione del processo erosivo: «Non vedo perché il dragaggio alla foce del fiume dovrebbe accentuarlo - ha scandito -: le sabbie non saranno vendute ma riposizionate. E per il litorale a sud eseguiremo un monitoraggio costante». Meglio se il controllo, ha proposto il docente, sarà collettivo: internet torna comodo, ma potrebbe servire anche un gazebo. Giusto perché tutti, anche chi di internet non si ciba, sappia ciò che viene fatto.
@amvalentini
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