La manifestazione
«Solvay apra all’innovazione»
Ciucchi e Menconi: le istituzioni devono spingere in questa direzione
ROSIGNANO. «Le istituzioni si diano da fare e non facciano troppo “gioco di squadra”. Solvay di certo sa fare la soda ma per guardare al futuro con ottimismo c’è la necessità di puntare su tecnologie e processi nuovi, capaci di ridare linfa e vitalità all'insediamento industriale. A partire dal progetto sulla chimica verde». A una settimana dall’incontro pubblico che ha visto protagonista il nuovo direttore dello stabilimento Davide Papavero, Monica Ciucchi e Augusto Menconi, portavoce del comitato per il “No al Rigassificatore” prendono carte e penna per affrontare i temi legati alle sorti del territorio e della Solvay.
«Il 30 agosto, alla Festa del Pd - si legge nel comunicato – l'ingegner Papavero ha indicato le linee di programma per Solvay per i prossimi anni. Tutto ruota attorno alla diminuzione della capacità produttiva della sodiera da 900.000 a 650.000 ton/anno. Un processo di ristrutturazione impegnativo per far fronte soprattutto alla diminuzione dei consumi interni dovuta alla contrazione delle richieste nel settore del vetro (edilizia, automobili) e della fabbricazione di detersivi che costituiscono i principali sbocchi della produzione di Rosignano».
I portavoce del comitato criticano l’incapacità degli interlocutori pubblici di presentare proposte alternative ed interessanti rispetto a quelle dell’azienda. «Il "gioco di squadra" invocato dal Sindaco Franchi , le prospettive di un "Parco tecnologico Solvay" ed il varo di un "Progetto Integrato di Sviluppo per la Chimica" presentati dall'assessore Simoncini dovranno allinearsi alle strategie di Solvay – si legge nel comunicato – Ma l’azienda non crede alla ripresa. Oggi la sopravvivenza dello stabilimento di Rosignano è stata pagata dalla chiusura dello stabilimento in Portogallo, ma a chi toccherà la prossima volta?». Di cose da discutere e chiarire, secondo Ciucchi e Menconi, le istituzioni ne avrebbero parecchie: «A partire dalla questione del rigassificatore e del "Progetto Rosignano" che comunque non è stata risolta ed è ancora lì che pesa sul territorio. Su questo occorre chiedere di arrivare ad un atto finale e definitivo. Ma quella del rigassificatore era (è?) una risposta sbagliata ad un'esigenza che però è reale. Cioè la necessità di innestare nel corpo vecchio dello stabilimento di Rosignano tecnologie e processi nuovi, capaci di ridare linfa e vitalità all'insediamento industriale. Anche con l'apertura a nuovi protagonisti. Cioè a far decollare quella logica di "Parco Industriale". Ci sono opportunità industriali quali quelle legate alla "chimica verde" che varrebbe la pena approfondire seriamente». L'apertura all'innovazione, secondo i portavoce del comitato, vale anche per il processo di produzione della soda. «A partire dalla questione del dissalatore – scrivono nel comunicato – La discussione sul tema è stata liquidata con uno studio dell'Università di Pisa in cui si è concluso che la produzione di acqua mediante processo di dissalazione dal mare non era economica rispetto a continuare ad usare l'acqua del Cecina e delle falde della zona. Con un particolare. Che l'impianto era destinato a lavorare solo 4 mesi su 12 e che la salamoia ottenuta sarebbe stata ributtata a mare. Come fare il brodo e buttare via il bollito! E visto che la soda si può fare anche per carbonatazione della soda caustica ottenuta con il processo a membrana, forse non sarebbe fuori luogo l'elaborazione di un eventuale processo alternativo all'attuale».
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